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Rassegna stampa

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COVID, IL VIGNETO ITALIA HA PERSO IL 25% SUL MERCATO INTERNO

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 08.55

«Il mercato interno nel 2020 ha perso un quarto del proprio valore, mentre gli ordini globali dell’horeca internazionale nello stesso periodo hanno accusato una contrazione di oltre il 50%. ll mercato mondiale del vino potrà tornare ai livelli pre-Covid non prima della fine del 2022, dopo aver subito un danno di oltre 100 miliardi di dollari dovuto alla contrazione del canale horeca». Il presidente dell'Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona, illustra così il report dell’Osservatorio che mette in luce come «la flessione registrata sui fatturati italiani è la prima dal 2009, anno della crisi finanziaria globale, soprattutto a causa di forti contrazioni sul mercato interno». Qui il trend 2020 a valore ha segnato un -24%, con un volume di invenduto rispetto all’anno precedente di 3 milioni di ettolitri. L’anno del Covid, secondo Uiv, se da una parte ha evidenziato una fortissima disparità nelle performance delle diverse realtà aziendali, dall’altra ha segnato storici cambiamenti all’interno dei propri canali di vendita: per la prima volta infatti i volumi degli acquisti in Gdo hanno superato quelli dell’horeca, tradizionalmente il canale a maggior valore aggiunto. In generale in Italia il calo a valore degli ordini della ristorazione (-38%), delle enoteche (-23%) e della vendita diretta (-19%) è stato solo parzialmente compensato dalla Gdo (+12%), per un saldo negativo alla vendita di oltre 3 miliardi di euro.

Con questi numeri è evidente come il Vigneto Italia guardi con attenzione alla road map di Vinitaly presentata nei giorni scorsi e che vede nella special edition in presenza e riservata ai soli buyer il punto di arrivo. «L'obiettivo è rimettere Vinitaly al centro della politica sul vino e sull'agricoltura - ha detto il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli -. E' un evento fondamentale, speriamo che l'uscita dalla pandemia possa avvenire anche prima di ottobre. I settori agroalimentare e vinicolo italiani hanno hanno bisogno di eventi in presenza, di promozione, e di riprendere le iniziative che la pandemia ha interrotto». A dare il peso del settore nel Pil italiano è stato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: "il vino italiano - ha ricordato - esprime un valore alla produzione di circa 12 miliardi e un export che nel 2020 si è fermato a 6,3 miliardi di euro, in flessione del 2,3%. In questo scenario ritornare a programmare e a fare eventi in presenza è ancora più fondamentale. Lo confermano gli operatori nazionali ed esteri di Vinitaly in un sondaggio realizzato tra dicembre e gennaio scorsi: oltre il 30% del campione ha evidenziato che partecipare alle fiere sarà ancora più importante che in passato». Secondo Sandro Boscaini, presidente di Federvini, «occorre un intervento di sistema, per il quale richiamiamo l’attenzione del Governo per l’utilizzo dei fondi NextGenerationEu a supporto delle imprese, per la semplificazione normativa e per il sostegno al settore Ho.Re.Ca., pilastro fondamentale dello stile di vita italiano, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo».

Del resto come ha spiegato Wolfgang Raifer Direttore Generale Cantina di Soave, «il ritorno alla normalità non sarà rapido, bisogna considerare che il Covid ha danneggiato economicamente molte famiglie e che il vino non è un bene di prima necessità. Per quanto riguarda l’immediato futuro, continueremo a puntare soprattutto sul canale della Gdo e sull’e-commerce, che ci hanno dato soddisfazione nel corso del 2020 (+6% le vendite nel moderno e discont), in attesa che riparta il canale tradizionale».


FONTE: LA STAMPA



Categorie: Imprese ed economia


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