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Rassegna stampa

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DECRETO SOSTEGNI, IN ARRIVO IL PORTALE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DEL CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 11.30

on l'approvazione del decreto Sostegni da parte del governo Draghi le partite Iva si preparano a una nuova infornata di domande di aiuto all'Agenzia delle Entrate. Il testo chiarisce che la presentazione delle istanze sarà possibile esclusivamente "in via telematica" e l'Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini è al lavoro con Sogei per perfezionare il portale dedicato: si punta a chiudere in pochissimi giorni, per dare il via libera alla procedura appena il testo sarà stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Il decreto rimanda a un provvedimento del direttore dell'Agenzia le modalità per presentare la domanda e i termini di presentazione. D'altra parte l'infrastruttura informatica è già stata testata con il decreto Rilancio e i successivi Ristori che nei mesi scorsi hanno veicolato oltre 10 miliardi di contributi a fondo perduto. Le imprese che avessero già presentato domande in quell'occasione, però, dovranno affrontare una nuova procedura e comunicare nuovi dati.

Come determinare il contributo

Cambia infatti il meccanismo di determinazione dei beneficiari e della quantità di ristoro che verrà accreditato sull'Iban. Le Partite Iva si devono armare per comunicare attraverso il portale la media mensile del fatturato e dei corrispettivi sia del 2020 che del 2019, facendo riferimento alla data di effettuazione dell'operazione di cessione di beni o di prestazione di servizi. Da questo raffronto devono dimostrare una perdita di almeno il 30% per accedere ai contributi. Questi saranno parametrati alla perdita subita e alla dimensione dell'azienda/Partita Iva richiedente.

La regola generale è che l'ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2020 e l'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2019. Sono previste cinque classi, in base al valore dei ricavi o dei compensi del 2019. La percentuale è del sessanta, cinquanta, quaranta, trenta e venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori rispettivamente a centomila, quattrocentomila, un milione, cinque milioni e dieci milioni di euro nel periodo d'imposta 2019. L'ammontare del contributo a fondo perduto (che non concorre alla formazione della base imponibile) è pari all'importo così ottenuto.

Per coloro che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del calo di fatturato/corrispettivi. Sono previsti massimi d'importo del contributo a centocinquantamila euro e un contributo minimo (incluse le startup che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2020) non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi.

Il portale per presentare le domande

Come si diceva, le Entrate hanno fatto tesoro della recente esperienza dei ristori e, aggiustate le informazioni da comunicare in base ai nuovi parametri, ci si aspetta che il portale ricalchi quanto già visto richiedendo dunque l'autocertificazione di essere una Partita Iva attiva, la comunicazione del fatturato come sopra indicata, l'Iban per l'accredito del sostegno economico.

Nel caso degli oltre 6 miliardi erogati in estate con il decreto Rilancio, ad esempio, il modello di 3 pagine delle Entrate prevedeva anche la comunicazione dell'iscrizione negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa e autocertificare la regolarità antimafia. In quel caso, era stato creato un menu ad hoc ("Contributo a fondo perduto") nella home page del portale "Fatture e corrispettivi" al quale possono accedere i richiedenti mediante le credenziali Spid, Entratel/Fisconline o con la Carta nazionale dei servizi.

Per evitare crolli del sistema dovuti alla corsa alle domande, sono state create tre "camere" virtuali che dettano i successivi step per l'inserimento dell'istanza. La prima è quella di accesso al sistema, con "log-in" gestiti dal software che indica a ognuno i tempi di attesa per entrare nella seconda camera, dove si compila la domanda immettendo i propri dati, quelli dell'azienda, e l'Iban per ottenere i contributi. Anche in questo caso un timer dà conto agli utenti il tempo di attesa (in media due tre minuti per camera) per poter poi entrare nella stanza conclusiva, quella in cui si effettua l'invio della pratica. Facendo una somma per eccesso dei tre minuti circa per ogni camera, i tempi di attesa non dovrebbero essere superiori ai dieci minuti per l'intero processo.

Una volta compilata la domanda, il sistema informativo la abbina a un codice che consente di risalirvi per eventuali interventi successivi. Dopo un primo controllo formale sui dati inseriti (che può generare una "ricevuta di scarto" o una "presa in carico" dell'istanza), l'Agenzia - in caso di verifica positiva sui dati inseriti - in pochi giorni svolge l'analisi più approfondita sugli aspetti sostanziali, incrociando i dati dichiarati con quelli in suo possesso dalle dichiarazioni dei redditi del 2019 e della fatturazione elettronica del 2020. Anche in questo caso l'esito è una ricevuta di scarto o l'accoglimento e messa in pagamento della domanda. Nella sezione "Consultazione esito" era visibile l'iter della propria domanda che si conclude con l'accredito diretto sul conto corrente corrispondente all'Iban indicato, che doveva essere intestato o cointestato al soggetto richiedente, altrimenti l'istanza verrebbe scartata

Dal momento dell'immissione della domanda, l'Agenzia calcola che dopo la verifica e l'accettazione della stessa i tempi di erogazione dei contributi sarà di circa due settimane. Obiettivo è che entro aprile si possa concludere l'erogazione per tutte le domande presentate.

Per il capitolo controlli, nel caso del Rilancio le Entrate segnalavano che in caso di contributo in tutto o in parte non spettante, anche per irregolarità antimafia, sarebbe scattato il recupero con sanzione prevista dall'articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 471/1997 (il 30% del contributo) nella misura minima del 100 per cento e massima del 200 per cento. Previsti anche risvolti penali con la reclusione da 6 mesi a 3 anni o - nel caso di contributo erogato di importo inferiore a 4.000 euro - la sanzione amministrativa da 5.164 euro a 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito.


FONTE: LA REPUBBLICA



Categorie: Consulenza fiscale


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