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Rassegna stampa

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UN LAVORATORE SU TRE IN CASSA INTEGRAZIONE

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 09.10

Dall’inizio della pandemia quasi 7 milioni di lavoratori dipendenti privati hanno avuto bisogno della cassa integrazione. Considerando che i dipendenti privati sono meno di 15 milioni, è come dire che quasi uno su due è finito sotto ammortizzatori sociali (oltre alla cassa integrazione, l’assegno pagato dai fondi bilaterali di solidarietà ). Un dato che si sposa con quello delle aziende che hanno fatto ricorso alla cassa: circa il 55%, secondo valutazioni dell’Inps. Ai dipendenti privati sussidiati si devono poi sommare una parte degli artigiani e dei lavoratori in somministrazione (in tutto una platea potenziale di 1,5 milioni) che non passando per l’Inps non vengono quantificati nel report col quale l’istituto presieduto da Pasquale Tridico ha fatto il punto della situazione all’8 febbraio. Considerando che gli occupati in Italia sono in tutto 22,8 milioni, quasi uno su tre è stato assistito col sussidio che scatta per i periodi di sospensione dal lavoro con la causale Covid-19 (fin dall’inizio della pandemia la cassa in deroga è stata estesa alle aziende con meno di 5 dipendenti).

Per avere un’idea del fenomeno senza precedenti, basti dire che l’afflusso di richieste di cassa integrazione è stato, nel 2020, di «circa venti volte superiore rispetto al 2019», sottolinea l’Inps. Che ha garantito il pagamento del sussidio in forma diretta a più di 3,6 milioni di lavoratori mentre altri 3,4 milioni hanno ricevuto l’assegno dalla loro azienda, che poi lo a recuperato in sede di conguaglio con la stessa Inps.

In tutto, quindi, 7 milioni di lavoratori, anche se in realtà, spiegano i tecnici dell’Inps, sono un po’ meno, perché c’è una piccola area di sovrapposizione tra i due insiemi in quanto alcuni lavoratori hanno ricevuto parte delle mensilità del sussidio come anticipo e parte in forma diretta e quindi sono contati due volte.

I lavoratori che ancora non hanno ricevuto il pagamento di alcuna mensilità di cassa integrazione, si legge nel report, sono «circa 11mila, per la maggior parte riferibili a domande recenti, presentate nel 2021». Nonostante le proteste di questi beneficiari e di coloro che magari hanno ricevuto un primo pagamento ma sono in attesa delle successive mensilità, circa 13mila, l’Inps rivendica di avere definito il 98% delle domande ricevute da parte delle aziende: l’89,8% è stato autorizzato al pagamento, l’8% respinto e il 2,2%, circa 74 mila domande, è «in corso di autorizzazione», di cui «quasi la metà giunte a gennaio ».

Anche per i pagamenti diretti l’Istituto parla di «accelerazione» delle procedure: pagate 17.628.137 mensilità di integrazione salariale a 3.662.888 di lavoratori su 17.785.986 richieste per 3.673.786 lavoratori, con un differenza appunto di circa 11 mila. Una parte delle domande in stand by «non possono per ora essere definite, in attesa o della conversione in legge del decreto-legge cosiddetto “milleproroghe”, o del provvedimento denominato “ristori 5”, nei quali è presente un emendamento per la proroga dei termini».

Ci sono infine 455 lavoratori per iquali non è stato autorizzato alcun pagamento, nonostante le domande risalgano a prima dello scorso settembre perché sono state riscontrati irregolarità e tentativi di truffa.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



Categorie: Imprese ed economia


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