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Rassegna stampa

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IL DEPOSITO IVA

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 15.40

I depositi Iva rappresentano dei luoghi fisici, situati all’interno del territorio dello stato, in cui i beni nazionali, comunitari e importati da paesi extracomunitari vengono introdotti, stazionati e poi estratti, purché preventivamente immessi in libera pratica presso una dogana Italiana. Questi depositi hanno la finalità di agevolare gli scambi di beni in Ue in quanto la circolazione dei beni avviene senza applicazione dell’Iva almeno fino a quando non si ha l’estrazione dal deposito, momento in cui l’imposta è dovuta: così facendo si vuole evitare che le merci Ue abbiano un trattamento fiscale meno favorevole rispetto ai beni di provenienza extra-Ue.

La principale funzione dei depositi Iva è sostanzialmente quella di “congelare” l’applicazione dell’imposta per tutte le operazioni aventi ad oggetto i beni ivi introdotti, per tutto il periodo in cui gli stessi rimangono giacenti all’interno del deposito, ovvero in spazi limitrofi allo stesso: fino al momento dell’estrazione, infatti, l’imposta rimane “sospesa” a condizione che i beni, pur subendo trasferimenti e prestazioni di servizi, continuino a rimanere custoditi all’interno del deposito, ovvero negli spazi limitrofi allo stesso. L’applicazione dell’imposta sorgerà soltanto quando si estrarranno i beni dal deposito per essere commercializzati (o utilizzati) in Italia, oppure per essere inviati all’estero, con destinazione all’interno della UE o in un paese extra-Ue.

I depositi Iva possono essere distinti tra di loro sulla base delle abilitazioni:

  • Depositi per i quali è prevista un’apposita autorizzazione.

Sono abilitati a gestire i depositi iva gli esercenti magazzini generali, gli esercenti depositi franchi e gli operanti nei punti franchi. In aggiunta sono considerati depositi iva anche i depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa e i depositi doganali.

Tutti questi soggetti, prima di esercitare l’attività di deposito iva, devono presentare agli uffici delle Dogane territorialmente competenti e alla Direzione regionale competente in base al luogo di dislocazione del deposito una comunicazione al fine di valutare la congruità della garanzia prestata per la movimentazione complessiva delle merci (art. 50-bis co. 2-bis del DL 331/93) e se sono rispettati i presupposti richiesti all’art. 50-bis co. 2 quarto periodo del DL 331/93.

In presenza dei requisiti richiesti, l’autorizzazione è rilasciata entro 180 giorni dalla data della sua richiesta.

  • Depositi per i quali non è prevista un’apposita autorizzazione.

Il gestore del deposito deve rispettare i seguenti obblighi contabili:

a)Tenere un apposito registro che evidenzi la movimentazione dei beni (art. 3 del DM 20.10.97);

b)Conservare un esemplare dei documenti presi a base dell’introduzione e dell’estrazione dei beni dal deposito IVA e di quelli relativi agli eventuali scambi avvenuti nel corso della giacenza dei beni.

In caso di mancata o irregolare applicazione dell’iva, il gestore del deposito risponde in solido con il soggetto passivo.

Inoltre il gestore del deposito IVA può assume la veste di rappresentante fiscale leggero - richiedendo l’attribuzione di un numero di partita IVA unico per tutti i soggetti passivi non residenti rappresentati - per l’adempimento degli obblighi tributari (es. fatturazione) inerenti le operazioni relative ai beni introdotti nel deposito - qualora i soggetti non residenti non abbiano già nominato un rappresentante fiscale ovvero non si siano identificati direttamente nel territorio dello Stato.

Tramite il deposito iva sono effettuate senza pagamento dell’Iva le seguenti operazioni:

- Acquisti intracomunitari di beni eseguiti mediante introduzione in un deposito IVA;

- Operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati a essere introdotti in un deposito IVA previa prestazione di idonea garanzia commisurata all’imposta;

- Cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito IVA;

- Cessioni di beni custoditi in un deposito IVA;

- Cessioni intracomunitarie di beni estratti da un deposito IVA con spedizione in un altro Stato membro dell’UE, salvo che si tratti di cessioni intracomunitarie soggette ad imposta nel territorio dello Stato;

- Cessioni di beni estratti da un deposito IVA con trasporto o spedizione fuori del territorio dell’UE;

- Prestazioni di servizi, comprese le operazioni di perfezionamento e le manipolazioni usuali, relative ai beni custoditi in un deposito IVA, anche se materialmente eseguite non nel deposito stesso, ma nei locali limitrofi sempreché, in tal caso, le suddette operazioni siano di durata non superiore a 60 giorni;

- Trasferimento di beni in altro deposito IVA.

Detto questo, l’estrazione dei beni dal deposito iva può avvenire per le seguenti finalità:

1)Cessioni intracomunitarie.

In tal caso l’estrazione dei beni dal deposito iva avviene al fine di mettere in atto un’operazione non soggetta iva, per cui il cedente è tenuto ad emettere fattura non imponibile ex art. 41 DL 331/93 e a compilare il modello Intrastat 1-bis. Qualora il cedente sia un soggetto non residente e non identificato ai fini iva in Italia, gli adempimenti in questione possono essere svolti dal depositario in funzione di rappresentante fiscale leggero;

2)Cessioni all’esportazione.

Anche in questo caso l’operazione non è soggetta ad iva con relativo obbligo del cedente di emettere fattura non imponibile ai sensi dell’art. 8 co. 1 lett. A o b del DPR 633/72. Come al punto precedente, gli adempimenti possono essere svolti dal gestore del deposito iva se il cedente è non residente e non identificato ai fini iva in Italia.

3)Utilizzo o commercializzazione dei beni in Italia.

Come indicato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12 del 24/03/2015, l’estrazione dei beni dal deposito iva per utilizzo o commercializzazione nello Stato comporta l’assoggettamento all’imposta con pagamento diretto tramite modello F24 senza possibilità di compensazione.

L’assolvimento dell’iva varia in base alla diversa tipologia di introduzione dei beni nel deposito iva:

A) Per i beni introdotti nel deposito Iva in forza di un acquisto intracomunitario, il soggetto che estrae assolve l’imposte con il meccanismo del reverse charge;

B) Per i beni immessi in libera pratica e introdotti nel deposito Iva, il soggetto che estrae assolve imposte con il meccanismo del reverse charge qualora quest’ultimo alternativamente: 1) soddisfi determinati requisiti di garanzia (art. 2 del DM 23.2.2017); 2) rientri in uno dei casi di esclusione previsti dall’art. 4 del DM 23.2.2017 (es. operatore economico autorizzato); 3) presti garanzia con le modalità di cui all’art. 38-bis co. 5 del DPR 633/72.

C) Per i beni di provenienza nazionale, l’imposta è dovuta dal soggetto che estrae ma è versata in suo nome e per suo conto dal gestore del deposito, mediante F24 senza possibilità di compensazione ed entro il 16 del mese successivo alla data di estrazione. Il soggetto che procede all’estrazione annota nel registro degli acquisti un’autofattura ex. art. 17 co. 2 DPR 633/72 e i dati della ricevuta del versamento.

D) L’estrazione dei beni dal deposito iva da parte di soggetti passivi aventi status di esportatori abituali non saranno soggetti al pagamento dell’imposta sulla base delle lettere di intento.


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Categorie: Consulenza fiscale


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