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Rassegna stampa

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ALLARME DI CONFCOMMERCIO, CON IL COVID 40MILA AZIENDE A RISCHIO USURA

Pubblicato il 09 ottobre 2020 alle 09.20

La riduzione dei volumi d’affari, insieme alla mancanza di liquidità e alla difficoltà di accesso al credito, cui si aggiungono le complicazioni nella gestione delle normative sanitarie, stanno mettendo in ginocchio il mondo delle imprese. In primo piano c’è il mancato accesso a nuovi finanziamenti che spingono molte aziende a esporsi al mondo della criminalità. Per Confcommercio è una vera emergenza. L’associazione ha rl ilevato che sono ormai circa 40mila le attività in Italia sono a rischio usura, «un fenomeno che risulta in crescita e che è ancora più grave, in particolare, nel Mezzogiorno e nel comparto turistico-ricettivo con la crisi provocata dalla pandemia che ha aumentato nettamente l'esposizione delle imprese ai fenomeni criminali». E' quanto risulta da un'analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio sulla percezione dell'usura tra le imprese del commercio e dei servizi.

«Esiste un pericolo reale» è l’allarme lanciato da Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio. Aiuti più efficaci per le imprese che a causa della crisi provocata dalla pandemia sono sempre più esposte a fenomeni criminali: «ampie moratorie fiscali e dei prestiti bancari e più indennizzi a fondo perduto per ridare ossigeno alle imprese» chiede Sangalli.

In generale, nel difficile momento che l’economia sta vivendo i maggiori problemi che le imprese del terziario lamentano sono la perdita di fatturato (per quasi il 38% degli imprenditori) e la mancanza di liquidità che, insieme alla difficoltà di accesso al credito, rappresenta un forte ostacolo all’attività per il 37% delle imprese. Tutto ciò contribuisce a rendere sempre più fragile un sistema imprenditoriale che, dal 2019 ad oggi, ha visto quasi raddoppiato il numero di imprese (sono quasi 300mila nel 2020) che non ha ottenuto il credito richiesto risultando, pertanto, sempre più esposto al rischio usura.

Non sorprende dunque che negli ultimi sei mesi è aumentato il numero di imprenditori che ha chiesto un prestito a soggetti fuori dai canali ufficiali (14% contro 10%).

In questa situazione, il 30% degli imprenditori, pur riconoscendo di avere un sostegno dall’azione delle forze dell’ordine e dalle associazioni imprenditoriali dichiara di sentirsi comunque solo di fronte al pericolo di infiltrazioni della criminalità.


FONTE: LA STAMPA



Categorie: Imprese ed economia


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