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Rassegna stampa

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STARTUP, GREEN E EXPORT: I TRE ASSI PER USCIRE DALLA CRISI COVID

Pubblicato il 08 ottobre 2020 alle 11.15

La ripartenza del Paese dell'emergenza Covid passa da tre assi: startup innovative, green ed export. E' quanto mette in luce il nuovo focus Censis/Confcooperative "Dopo le macerie la ricostruzione, ecco l'Italia che ce la fa" diffuso oggi nel corso dell'assemblea nazionale di Confcooperative. "Le startup innovative guidano la riscossa del Mezzogiorno - ha commentato il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini - Le imprese green assumeranno entro il 2024 1,6 milioni di persone, 6 ogni 10 nuovi posti di lavoro. Le imprese che esportano hanno retto meglio l'onda d'urto della pandemia".

 

I numeri messi in fila dal rapporto sulle piccole imprese innovative in effetti fanno ben sperare. A settembre hanno superato quota 12mila (+10,3% negli ultimi 12 mesi). Di queste, una su quattro è stata costituita in una delle regioni del Sud. Nel dettaglio la maggior parte delle delle startup è concentrata nelle regioni del Nord Ovest (34,5%), seguite dalle regioni del Mezzogiorno (24,5%), dal Nord Est (20,8%), e infine del Centro (20,3%). Tra le regioni con la più alta concentrazioni spiccono Lombardia (27,3%), Lazio (11,3%), Veneto (8,3%) e Campania (8,1%). Anche durante la fase più critica del contagio, i dati sono comunque risultati in crescita: +1,4% fra febbraio e marzo, +0,3% ad aprile, +0,6% a maggio rispetto al mese precedente.

 

Una forte spinta all'economia può arrivare anche da tutto il mondo green. Secondo il focus, dei 2,6 milioni di nuovi occupati previsti entro il 2024, 1,6 avranno bisogno di questo tipo di competenze, di cui 978mila in particolare legate alla sostenibilità ambientale. Intanto cresce anche la consapevolezza delle imprese. Il 75% delle imprese analizzate da Cerved nel corso di quest'anno ha dichiarato una maggiore sansibilità ai temi sociali e ambiental e il 57,1% ha dichiarato di voler orientare la propria attività sviluppando un maggiore impegno in iniziative di sostenibilità.

 

E sempre il focus punta le attenzioni sulle aziende esportatrici, che quest'anno dovrebbero essere in grado di assorbire un po' meglio l'urto dell'emergenza. Secondo le elaborazioni Istat il 48,1% registrerà quest'anno una flessione del fatturato, dato che sale al 54,2% per quelle non esporatrici. Minore è, inoltre, l'esposizione al rischio di chiusura dell'attività da parte di chi esporta (28,5%), rispetto a chi non è presente sui mercati mondiali (35,6%) e anche per quanto riguarda il vincolo del fattore liquidità, la differenza a favore delle imprese esportatrici è di sei punti (50,0% contro il 56% delle non esportatrici).


FONTE: LA REPUBBLICA



Categorie: Imprese ed economia


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