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Rassegna stampa

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IL BLOCCO DELLE PROCEDURE ESECUTIVE NEL SOVRAINDEBITAMENTO

Pubblicato il 07 settembre 2020 alle 14.00

Attraverso la disciplina ex Legge 3/2012 del sovraindebitamento, è possibile intervenire anche quando è in corso l’azione esecutiva da parte del creditore poiché la Legge 3/2012 art. 10, comma 2, sub c) recita << sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali >>.

Il deposito del piano di sovraindebitamento blocca le azioni esecutive e la messa all’asta dei beni, indipendentemente dallo stato di avanzamento in cui tali procedure si trovano. Pertanto il blocco delle procedure esecutive comporta:

a) Un divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive o cautelari e di acquisire diritti di prelazione per tutti i creditori anteriori a tale pubblicità;

b) Blocco delle azioni esecutive da parte dei creditori per causa o titolo posteriore all’omologa sui beni oggetto del piano.

Viceversa non è possibile intervenire qualora un bene sia stato già venduto all’asta e anche se le somme non sono ancora state assegnate ai creditori: in tal caso la Legge sul sovraindebitamento può comportare una diversa assegnazione del ricavato dell’asta ma non può annullare l’assegnazione all’acquirente che ha esperito un’offerta valida: quindi in una situazione del genere, il piano di sovraindebitamento potrà essere presentato poiché verterà sulla distribuzione del ricavato della vendita del bene, raggiungendo, quindi, ugualmente il suo scopo di esdebitare il sovraindebitato.

Il problema, invece resta per l’ipotesi di sospensione dell’asta e/o della procedura esecutiva nella fase preliminare al deposito del piano all’organismo di composizione della crisi e il deposito del piano completo con l’attestazione dell’OCC. In questo caso siamo di fronte a un momento in cui sono necessari tempi tecnici per l’attività dell’organismo e per la stesura del piano, ma potrebbero esserci vendite di beni mobili o immobili che se perfezionate modificherebbero o addirittura renderebbero impossibile la presentazione del piano. Di fronte a tali situazioni in genere assistiamo a richieste ai giudici delle esecuzioni di sospensione della procedura.

A nostro avviso il giudice competente a decidere sulla sospensione non è neanche più il giudice dell’esecuzione, bensì quello designato per la procedura ex L. 3/2012 ed a meno di miracoli, sarà ben difficile che pronunzi una sospensione della procedura esecutiva in difetto di un piano/proposta, o almeno di una bozza di piano che renda plausibile la fattibilità del piano stesso.

Tuttavia i casi non mancano e vi sono sospensioni della procedura prima del deposito del piano ottenute presso i Tribunali di Piacenza, Lodi e Livorno, mentre al contrario il Foro di Milano ma anche quello di Monza hanno respinto analoghe richieste.

Tuttavia, come precedentemente detto, qualora si fosse giunti in prossimità dell’asta certamente esistono possibilità di intervenire valutando la proposta ai creditori oppure di cercare utilizzare lo strumento della liquidazione del patrimonio. In tal caso il cespite verrebbe perduto, ma almeno si avrebbe l’opportunità di ripartire con zero debiti.


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Categorie: Diritto fallimentare e ristrutturazione del debito


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