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Rassegna stampa

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FINANZIAMENTI: IL MODELLO MCC PER LA VALUTAZIONE DELL'ACCESSO AL FONDO DI GARANZIA DELLO STATO

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 16.50

Il rating è una valutazione sintetica del merito di credito. Esistono due tipologie di soggetti che adottano il sistema di rating per stimare il merito creditizio di un'impresa:

  • I rating interni, ovvero la stima del merito creditizio effettuata da parte di società di rating.
  • I rating esterni, quali la stima del merito creditizio effettuata da parte delle banche nei confronti dei propri debitori

I sistemi di rating bancari permettono agli istituti finanziari di valutare la solvibilità delle imprese ai fini della concessione delle linee di credito sulla base della funzione Zscore di Altman, riassumendo la probabilità di default dell'azienda in un valore.

Al fianco del rating bancario è interessante analizzare il modello di valutazione adottato dal Fondo di Garanzia - il quale ad oggi ha emesso garanzie per 133 Mld di Euro - in quanto presenta alcuni aspetti particolarmente interessanti:

  • E' redatto su base statistica su un campione significativo di imprese;
  • Si basa su un algoritmo matematico riproducibile da chiunque abbia interesse ad effettuare autovalutazione;
  • Prevede 5 diversi algoritmi distinti in base al settore di appartenenza;
  • Tiene in considerazione anche delle risultanze della centrale rischi oltre che del bilancio.

Il metodo MCC ha la finalità di valutare la solvibilità di un'azienda per capire se può accedere o meno al Fondo di Garanzia dello Stato: la scala di valutazione va da 1 (probabilità di default 0,12%) a 12 (probabilità di default 22,98%) dove possono accedere alle garanzie dello Stato solo le imprese con una votazione da 2 a 10. Il calcolo della probabilità di default è effettuata in considerazione del modulo finanziario (indici di bilancio) e il modulo andamentale (basato su centrali rischi).

Il modulo finanziario, a sua volta, è differenziato in considerazione della diversa tipologia di impresa. Per le società di capitali sono previste 5 macroaree in base al codice Ateco: Industria, Commercio, Servizi, Edilizia e Immobiliare. 


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L'ABI A GENTILONI: PROROGARE MORATORIA SUI PRESTITI DI IMPRESE E FAMIGLIE

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 08.15

Prorogare le moratorie sui prestiti a imprese e famiglie, in scadenza a fine giugno, perché la crisi del coronavirus non è ancora finita. Lo ha chiesto il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, al commissario europeo all'economia Paolo Gentiloni in un incontro per "illustrare gli sforzi del mondo bancario in Italia per la resistenza alle conseguenze economiche della pandemia e per sostenere ogni premessa di ripresa".

Patuelli, accompagnato dal direttore generale Giovanni Sabatini, ha sottolineato a Gentiloni "come il prolungamento e l'aggravamento della pandemia debbano far prolungare i provvedimenti finanziari d'emergenza predisposti per imprese e famiglie".

Il presidente dell'associazione bancaria "ha quindi chiesto che la commissione europea si esprima a favore del prolungamento delle moratorie, che sarebbe sbagliatissimo dovessero già interrompersi a giugno, quando la pandemia e i suoi effetti economici non sono certo conclusi".

Patuelli e Sabatini "hanno fatto inoltre presente che nei giorni scorsi la presidente Bce, Christine Lagarde, e la Banca d'Italia si sono pubblicamente espresse a favore del prolungamento delle moratorie, la cui decisione spetta agli organi della Ue, fra cui l'Eba, l'Autorità bancaria che dispone le regole per tutta la Ue sia di area euro sia con monete nazionali".

Secondo la Fabi, a fine giugno, quando scadranno le moratorie su quasi 300 miliardi di euro di prestiti bancari, "c'è il rischio che 2,7 milioni di imprese e famiglie si trovino improvvisamente sull'orlo del sostanziale dissesto finanziario".

"Tra circa 100 giorni termina l'ultima proroga, introdotta dal governo con la legge di bilancio 2021, della norma che ha consentito dall'inizio della pandemia di congelare le rate dei finanziamenti di 1,3 milioni di aziende per 198 miliardi e di 1,4 milioni di cittadini per 95 miliardi: in totale oltre 293 miliardi". "A causa di una serie di vincoli - spiega però il sindacato dei bancari - approvati dall'Autorità bancaria europea (Eba), in vigore da gennaio, il prossimo giugno dovranno essere applicate nuove stringenti regole sulla gestione dei non performing loan: la consequenziale interruzione delle moratorie, non più prorogabili, comporterà che almeno una quota rilevante dei soggetti con le rate attualmente sospese, in assenza di liquidità necessaria a rimborsare gli arretrati, possa essere classificata dalle banche in posizione di default". Con i dati della Task force liquidità aggiornati al 10 marzo, la questione riguarda 2,7 milioni di posizioni debitorie (prestiti) di imprese e famiglie clienti di banche che hanno presentato richiesta di sospensione dei pagamenti delle rate sfruttando la possibilità concessa dal decreto Cura Italia, varato l'anno scorso all'inizio dell'emergenza coronavirus. Una misura "che si è rivelata utile e indispensabile per assicurare liquidità aggiuntiva alle aziende (1,3 milioni) e ai cittadini (1,4 milioni)".


FONTE: ITALIAOGGI



FINANZIAMENTI DI 25MILA EURO LIMITATI NEI FONDI

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 11.00

Pubblicato ieri sui siti del Fondo di garanzia e del ministero dello Sviluppo il modulo relativo alla garanzia del 100% su prestiti fino a un massimo di 25mila euro (sempre entro il limite del 25% dei ricavi). La grande attesa per questa misura si è concretizzata subito, con il sito del Fondo centrale di garanzia in tilt per i troppi accessi. Intanto il Consiglio di gestione del Fondo di garanzia, considerando alta la rischiosità, ha fissato nel 30% la percentuale di accantonamento: ossia per ogni euro di garanzia tre euro di finanziamenti. A conti fatti, con gli 1,7 miliardi stanziati nel decreto liquidità si potrebbero coprire solo 200mila richieste per prestiti di 25mila euro; con un valore medio di 15mila euro si arriverebbe a 340-350mila operazioni. Quanto infine alle partite Iva, la percentuale del 25% dei ricavi per chi ha optato per la flat tax al 15% si deve applicare al tetto massimo di 65mila euro: l’importo dei mini-prestiti quindi non potrà mai superare i 16.250 euro.

 

 

 


FONTE: SOLE24ORE



PRESTITI ALLE IMPRESE GARANTITI DALLO STATO: PER I PICCOLI ARRIVA IL 100 PER CENTO. RESTITUZIONE IN 6 ANNI

Pubblicato il 07 aprile 2020 alle 10.20

La garanzia pubblica, cioè la copertura da parte dello Stato in caso di mancato rimborso del prestito, può arrivare al 100% per le imprese più piccole mentre per quelle più grandi scende fino al 70%. Per rimborsare il credito, a un tasso molto vicino allo zero, ci sono sei anni di tempo. La somma può arrivare al massimo fino al 25% del fatturato dell’anno scorso. È stato rivisto fino all’ultimo secondo il decreto legge che il consiglio dei ministri ha approvato ieri per dare liquidità alle imprese, cioè per mettere in piedi un sistema di credito a costo quasi zero e burocrazia semplificata. Nell’impianto del testo c’è un doppio binario che riflette il braccio di ferro tra il Pd e i 5 Stelle sul controllo di Sace, la società che materialmente emetterà le garanzie pubbliche per le aziende più grandi, mentre per quelle piccole il braccio operativo sarà il fondo di garanzia per le pmi. I tempi saranno brevi ma non brevissimi. E questo perché serve comunque il via libera della commissione europea.

Le piccole imprese

In questa categoria il decreto fa rientrare le imprese fino a 499 dipendenti. Ma ci sono diverse fasce d’intervento a seconda dell'importo del prestito e anche del fatturato dell’azienda. Per i prestiti più piccoli, fino a 25 mila euro, viene introdotta per tutti una procedura super agevolata, senza istruttoria né da parte delle banche né da parte del fondo di garanzia. In questo caso la garanzia pubblica sarà pari al 100%. Per i prestiti fino a 800 mila euro e per chi fattura meno di 3,2 milioni di euro, invece, la garanzia pubblica resterà ancora al 100% ma ci sarà una valutazione dell’impresa fatta dal Fondo. Valutazione che non riguarderà la situazione attuale, altrimenti nessuno prenderebbe nulla, ma gli ultimi due anni, con bilanci e dichiarazioni fiscali. Oltre gli 800 mila euro, e con un tetto massimo di 5 milioni, la valutazione resta mentre la garanzia scende al 90%. Può tornare piena, e cioè al 100%, solo con l’intervento dei Confidi, i consorzi di garanzia collettiva dei fidi.

Le imprese più grandi

Sopra i 499 dipendenti esce di scena il Fondo di garanzia delle pmi ed entra in campo Sace, società che si occupa di assicurazione e servizi finanziari per le aziende che fanno export, controllata da Cassa depositi e prestiti. Anche qui l’intervento è diviso per fasce. In questo caso la garanzia pubblica non è mai al 100%. Arriva al 90% per le aziende che hanno meno di 5 mila dipendenti e un fatturato fino a 1,5 miliardi di euro. Scende all’80% per quelle che hanno un fatturato tra 1,5 e 5 miliardi di euro. Scende ancora al 70% per quelle che hanno un fatturato superiore ai 5 miliardi di euro.

Il ruolo di Sace

Il ruolo di Sace, quindi, sarà fondamentale per le aziende più grandi. La proprietà della società resta nelle mani di Cassa depositi e prestiti. Ma il decreto affida la direzione e il coordinamento al ministero dell’Economia. Una sorta di compromesso che alla fine evita il reset di una struttura che nei prossimi giorni sarà chiamata a fare la sua parte per portare liquidità alle imprese nel più breve tempo possibile.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



MUTUO CONGELATO, ECCO QUANDO E' CONVENIENTE

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 08.10

L’emergenza coronavirus ha portato alla possibilità di sospendere la rate del mutuo e di rinviare l’appuntamento con il Fisco attraverso il 730 di qualche mese. In entrambi i casi è bene farsi bene i conti però. Occorre sapere che chi sceglie queste strade potrebbe andare in contro a limitazioni.

Chi ne può usufruire

Va detto che, per la sospensione delle rate il Governo ha potenziato il Fondo di Solidarietà per i mutui prima casa, il cosiddetto Fondo Gasparrini. Possono richiedere la sospensione del mutuo non solo i lavoratori subordinati e parasubordinati che hanno perso il lavoro, ma anche coloro che, a causa del coronavirus, hanno subito una sospensione dal lavoro o una riduzione delle ore per un periodo di almeno trenta giorni. Con il decreto “Cura Italia” il Governo ha esteso questa possibilità anche ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino di aver registrato, in un trimestre successivo al 21 febbraio 2020, un calo del proprio fatturato superiore al 33% in conseguenza alle restrizioni introdotte per arginare la diffusione del Covid-19.

L’adesione al fondo è limitata ai soli mutui per l’acquisto della prima casa e per immobili di valore non superiore ai 250.000 euro; non ci sono limiti in base all’Isee del richiedente.

Per fare richiesta di sospensione del mutuo è necessario presentare domanda corredata dalla documentazione alla propria banca, la quale, a sua volta, sottoporrà a Consap, l’ente che gestisce il Fondo, la richiesta per approvazione.

Che cosa succede

La sospensione della rata è prevista per un massimo di 18 mesi. Questa possibilità, sottolineano gli esperti di Facile.it, dovrebbe essere utilizzata solo se strettamente necessaria.

Accedere al Fondo di Solidarietà potrebbe significare, per alcuni, precludersi la possibilità di surrogare il mutuo non solo chiaramente durante il periodo di sospensione, ma anche in futuro. Vuol dire che se il finanziamento viene congelato, non sarà possibile intervenire su questo chiedendo condizioni più vantaggiose che faranno risparmiare nel corso degli anni futuri. E’ il caso della surroga o della rinegoziazione, vale a dire della rottamazione del mutuo vecchio con uno nuovo più conveniente. L’ipotesi è che nei prossimi mesi, i tassi possano scendere ancora e che la rata possa diventare così più leggera. «Sebbene ci si trovi in una situazione senza precedenti e vada detto che il mondo bancario, in periodi come questi, ha sempre grande comprensione dei mutuatari e si adoperi per trovare delle soluzioni - spiega Umberto Stivala, esperto di mutui di Facile.it -. E’ bene evidenziare che, in passato, ci sono stati istituti di credito che hanno negato la surroga a mutuatari che anni prima avevano fatto ricorso al Fondo di solidarietà per la sospensione delle rate. Prima di “congelare” il mutuo è opportuno valutare con attenzione e scegliere questa opzione solo se veramente necessaria».

E’ solo un posticipo

Oltre a questo, bisogna considerare che, se comunque si decide di sospendere il mutuo, al termine del periodo di sospensione il finanziamento ripartirà da dove si era bloccato; il piano di ammortamento verrà quindi allungato di un periodo pari alla durata della sospensione e il mutuatario dovrà comunque corrispondere alla banca anche la metà degli interessi maturati sulle rate non versate.

Per gli esperti di Facile.it, la scelta di accedere alla sospensione delle rate prevista dal Decreto-legge, insomma, non deve essere fatta con leggerezza ed è opportuno che vi ricorra solo chi non ha alternative. Se, per quanto peggiorata, la situazione economica del mutuatario non gli impedisce comunque di pagare le rate del finanziamento già sottoscritto, meglio stringere per un po’ la cinghia e, fra qualche mese, valutare opzioni diverse per alleggerire la rata.

Le altre strade possibili

Un’alternativa potrebbe essere, ad esempio, aspettare che termini il periodo di criticità per poi optare per una surroga o una rinegoziazione, se necessario allungando il piano di ammortamento. Aumentare la durata dei tempi di restituzione consente di alleggerire la rata e, stando alle attuali condizioni di mercato, addirittura probabilmente godere di tassi migliori rispetto a quelli validi all’atto dell’erogazione originale.


FONTE: LA STAMPA



FONDI ALLE PMI NELLE ZONE ROSSE DEL CORONAVIRUS

Pubblicato il 04 marzo 2020 alle 14.20

L’art. 25 del DL 9/2020 ha istituito un regime speciale del fondo garanzia PMI per un periodo di 12 mesi (fino al 2.3.2021) a beneficio delle imprese, incluse quelle del settore agroalimentare, che abbiano sede o anche solo unità locali ubicate nei territori della c.d. “zona rossa” colpite dal Coronavirus. In particolare:

- la garanzia del fondo dedicato alle PMI è concessa, a titolo gratuito e con priorità sugli altri interventi, per un importo massimo garantito per singola impresa di 2.500.000,00 euro;

- per gli interventi di garanzia diretta la percentuale massima di copertura è pari all’80% dell’ammontare di ciascuna operazione di finanziamento;

- per gli interventi di riassicurazione la percentuale massima di copertura è pari al 90% dell’importo garantito dal Confidi o da altro fondo di garanzia, a condizione che le garanzie da questi rilasciate non superino la percentuale massima di copertura dell’80%.

Tale misura potrebbe essere estesa, con decreto, anche a PMI che non si trovino nella “zona rossa”.


FONTE: SOLE24ORE



START UP INNOVATIVE, DOMANDE DAL 20 GENNAIO

Pubblicato il 10 gennaio 2020 alle 15.05

Ai fini dell’accesso all’agevolazione “smart & start”, le start up innovative possono presentare dal 20.1.2020 le domande a Invitalia, sulla base dei nuovi criteri individuati dalla circ. Min. Sviluppo economico 16.12.2019 n. 439196.

 

Tra le novità previste dalla circolare, si evidenziano le seguenti:

 

- la semplificazione dei criteri di valutazione per la concessione delle agevolazioni e l’introduzione di nuove premialità in caso di collaborazione con organismi di ricerca, incubatori e acceleratori d’impresa, compresi i Digital innovation hub, e di realizzazione di piani di impresa al Sud da parte di startup già operative al Centro-nord;

 

- una nuova definizione dei piani di impresa e delle spese ammissibili, incluso il riconoscimento di una quota di finanziamento per la copertura delle esigenze di capitale circolante per il periodo di realizzazione del piano;

 

- l’incremento del finanziamento agevolato fino all’80% delle spese ammissibili e al 90% nel caso di società costituite da sole donne, da under 36 oppure se un socio ha il titolo di dottore di ricerca.

 

 

 


FONTE: SOLE24ORE



 

 

BONUS INVESTIMENTI NEL MEZZOGIORNO PROROGATO AL 2020

Pubblicato il 07 gennaio 2020 alle 13.15

L’art. 1 co. 319 della L. 160/2019 (legge di bilancio 2020) proroga il credito d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno ex art. 1 co. 98-108 della L. 208/2015 per gli investimenti effettuati fino al 31.12.2020.

La disciplina agevolativa non ha subito modifiche, per cui il credito d’imposta:

- spetta ai titoli di reddito d’impresa, ferme restando le esclusioni settoriali;

- è riconosciuto alle imprese che acquistano beni strumentali nuovi facenti parte di un progetto di investimento iniziale e destinati a strutture produttive ubicate nelle zone assistite delle Regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo;

- è subordinato alla presentazione di apposita comunicazione;

- può essere utilizzato esclusivamente in compensazione mediante il modello F24.

 

FONTE: EUTEKNE



ARRIVANO 70 MILIONI PER START UP INNOVATIVE E PICCOLE IMPRESE

Pubblicato il 10 dicembre 2019 alle 08.20

Nuovi provvedimenti a favore delle start up innovative e delle piccole e medie imprese. Il primo è il decreto attuativo sul Voucher 3I - Investire In Innovazione, previsto nel Decreto Crescita, che ha l’obiettivo di sostenere le start up innovative nel percorso di brevettabilità e di valorizzazione dei loro investimenti tecnologici e digitali. Per la misura sono disponibili risorse finanziarie pari a 6,5 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2019-2021.

Nel decreto sono stabiliti sia i servizi che potranno essere acquisiti dalle imprese interessate sia gli importi concessi tramite il Voucher 3I:

-2 mila euro per i servizi di consulenza relativi alle ricerche di anteriorità preventive e alla verifica della brevettabilità dell’invenzione; -4 mila euro per i servizi di consulenza relativi alla stesura della domanda di brevetto e di deposito presso l’Uibm; -6 mila euro per i servizi di consulenza relativi al deposito all’estero della domanda nazionale di brevetto.

Il Voucher 3I può essere fornito esclusivamente per l’acquisizione di servizi prestati dai consulenti in proprietà industriale iscritti all’Ordine dei consulenti in proprietà industriale e da avvocati iscritti al Consiglio nazionale forense. I termini e le modalità operative per la presentazione delle domande, gestite da Invitalia, saranno definiti con un successivo provvedimento ministeriale.

Inoltre è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale anche un altro decreto attuativo del Decreto Crescita, che introduce un nuovo strumento nel percorso di brevettabilità, consentendo a chi abbia presentato una domanda internazionale di brevetto di avvalersi della procedura di esame e concessione presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi. Infine, anche le piccole imprese, ma in alcuni casi anche le start up innovative, possono partecipare ad altri tre bandi sulla proprietà intellettuale e sulla valorizzazione di brevetti e sul trasferimento tecnologico di attività di ricerca e sviluppo. La dotazione di questi bandi è piuttosto ricca e ammonta a 50 milioni di euro.

Tutte le informazioni su www.mise.gov.it, Incentivi.

 

 

FONTE: LA STAMPA



RIATTIVATA L'AGEVOLAZIONE SABATINI

Pubblicato il 11 marzo 2019 alle 16.00 Comments commenti (713)

Con l’articolo 1, comma 200, della legge n. 145 del 30.123.2018, il legislatore ha rifinanziato la c.d. “Nuova Sabatini”: conseguentemente, a decorrere dal 07.02.2019 sono stati riaperti gli sportelli per la presentazione delle domande di incentivo.

L’agevolazione della Sabatini-ter consiste in un finanziamento agevolato a copertura degli investimenti – per un minimo di 20.000 € e massimo 2.000.000 € - coperto da garanzia statale pari all’80% dell’investimento agevolato e di durata fino a 5 anni, con un contributo pari agli interessi nella misura massima del 2,75% (3,575% nel caso di investimento in tecnologie digitali).

I beni oggetto di agevolazione (macchine, attrezzature e software), secondo quanto chiarito dal MISE, devono essere ad uso produttivo, correlati all’attività svolta dall’impresa ed essere ubicati presso l’unità produttiva dell’impresa in cui è realizzato l’investimento.

I beneficiari sono le micro, piccole e medie imprese operanti in tutti i settori economici/produttivi, regolarmente iscritte nel registro delle imprese e con almeno una sede operativa in Italia. Qualora le imprese beneficiarie non dispongano della predetta sede alla data di presentazione della domanda di agevolazione, esse devono provvedere alla relativa apertura entro il termine previsto per l’ultimazione dell’investimento, pena la revoca delle agevolazioni concesse.

Nel dettaglio i beneficiari devono essere rispettati i seguenti requisiti:

1) Regolarmente costituite ed iscritte nel Registro delle imprese ovvero nel Registro delle imprese di pesca. Le imprese non residenti nel territorio italiano devono avere personalità giuridica riconosciuta nello Stato di residenza risultante dall’iscrizione nell’omologo Registro delle imprese;

2) Non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali;

3) Non rientrano tra i soggetti che hanno ricevuto e, successivamente, non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti individuati quali illegali o incompatibili dalla Commissione europea;

4) Non si trovano in condizioni tali da risultare impresa in difficoltà così come individuata nel regolamento GBER.

Al contrario non sono ammissibili le seguenti spese:

- Acquisto di componenti o parti di macchinari, impianti e attrezzature che non soddisfano il requisito dell’autonomia funzionale;

- Terreni e fabbricati, incluse le opere murarie di qualsiasi genere;

- Scorte di materie prime e semilavorati di qualsiasi genere;

- Prestazione di servizi e consulenze di qualsiasi genere;

- Acquisto di beni che costituiscono mera sostituzione di beni già esistenti in azienda

- Spese relative a commesse interne;

- Acquisto di beni usati o rigenerati;

- Materiali di consumo;

- Spese di funzionamento;

- Imposte e tasse;

- Relative al contratto di finanziamento e a spese legali di qualsiasi genere;

- Utenze di qualsiasi genere, ivi compresa la fornitura di energia elettrica, gas, etc.;

- Pubblicità e promozioni di qualsiasi genere;

- Acquisto di singoli beni di importo inferiore a 516,46 €, al netto dell'iva.


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