Ciari & Associati S.t.p. - S.r.l.

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Rassegna stampa

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CONFIGURA STABILE ORGANIZZAZIONE L'AMMINISTRATORE DI FATTO IN ITALIA

Pubblicato il 09 ottobre 2020 alle 13.55

Secondo la Cass. 8.10.2020 n. 21693 ai fini della verifica della sussistenza di una S.O. occorre considerare che:

- rileva l’esercizio di un’attività economicamente significativa per il soggetto cui la stessa è riferibile; tale attività deve essere intesa in senso ampio, ricomprendendo anche lo svolgimento di una prestazione di servizi o, più in generale, di qualunque attività di impresa purché riferibile al soggetto che la esercita;

- vanno escluse le attività non suscettibili di produrre reddito autonomo e che siano meramente preparatorie o accessorie (rivolte esclusivamente all’impresa);

- l’esenzione non opera nell’ipotesi in cui tali attività ausiliarie siano svolte unitamente ad un processo produttivo;

- la sede fissa deve essere utilizzata dall’impresa non residente, per l’esercizio, in tutto o in parte, della “sua attività” (ove l’attività si esplichi in una funzione di finanziamento ovvero in una prestazione di servizi (non si può parlare di attività meramente preparatorie o ausiliarie);

- l’esercizio di una pluralità di attività da parte di un “amministratore di fatto” che agisce per conto della società rileva ai fini della qualifica di “agente” ex art. 162 co. 6 del TUIR.


FONTE: EUTEKNE



DATA DI EFFETTO FISCALE DELLA CESSIONE DI PARTECIPAZIONI DELLE SOCIETA' DI PERSONE

Pubblicato il 08 ottobre 2020 alle 14.50

Ai sensi dell’art. 5 comma 1 del Tuir, i redditi prodotti dalle società di persone sono attribuiti a ciascun socio tramite il regime di trasparenza fiscale, indipendetemente dalla percezione e proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili. Nel caso di modifica nella distribuzione delle partecipazioni in una società di persone (ad esempio per cessione quote) gli effetti fiscali si producono con diversa decorrenza in base se la stessa comporti o meno la modifica della compagine sociale:

  • Nel caso di modifica della compagine sociale con l’ingresso di nuovi soci o la fuoriuscita dei vecchi, la variazione avrà effetto a partire dallo stesso periodo d’imposta di stipula dell’atto. Prendiamo ad esempio la casistica di una società di persone dove erano presenti i soci Rossi e Bianchi, rispettivamente al 50% ciascuno. Nel 2020 il socio Rossi è fuoriuscito dalla compagine sociale vendendo le proprie quote al socio Verdi e al socio Alfa, rispettivamente al 25% ciascuno. Poiché cambia la compagine sociale, il reddito prodotto nel 2020 dovrà essere ripartito (tramite trasparenza fiscale) nella nuova compagine sociale cioè a Verdi al 25%, Alfa al 25% e Bianchi al 50%.
  • Nel caso di modifica delle quote di partecipazione dei soci esistenti ma non della compagine sociale, questa produrrà il suo effetto dal periodo d’imposta successivo a quello dlla stipula dell’atto. Ritornando al nostro esempio di prima (Rossi e Bianchi con partecipazioni al 50% ciascuno), ipotiziamo che il socio Rossi abbia ceduto il 20% della propria partecipazioni al medesimo socio Bianchi nel corso dell’anno 2020. A seguito di ciò, il reddito del 2020 dovrà essere ripartito sulla base della situazione esistente alla data di chiusura dell’esercizio precedente (50% ciascuno), mentre nel 2021 la ripartizione del reddito avverà sulla base delle nuove percentuali di ripartizione agli utili.

La disciplina esaminata si applica anche nel caso di cessione quote nelle S.r.l. a trasparenza fiscale.


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SOGGETTI PASSIVI ALLA CASSA PER IL VERSAMENTO DEL SALDO IVA 2019

Pubblicato il 07 settembre 2020 alle 13.00

Come confermato dalla circ. Agenzia delle Entrate 20.8.2020 n. 25 (§ 3.4), i versamenti sospesi dagli artt. 61 e 62 del DL 18/2020 (conv. L. 27/2020) e dall’art. 18 del DL 23/2020 (conv. L. 40/2020) con scadenza nei mesi di marzo (fra i quali, il saldo IVA per l’anno 2019), aprile e maggio 2020 possono essere effettuati, senza l’applicazione di sanzioni e interessi:

- per intero entro il 16.9.2020 o in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire dalla predetta data;

- per il 50% in un’unica soluzione entro il 16.9.2020 o in massimo 4 rate mensili di pari importo a partire da tale data e, per il restante 50%, in una o più rate mensili di pari importo (massimo 24) con scadenza dal 18.1.2021 (in quanto il 16.1.2021 è sabato).

Il soggetto passivo che, pur avendo i requisiti per beneficiare della sospensione del versamento del saldo IVA per il 2019 da eseguire a marzo 2020, abbia comunque versato la prima rata, ma non anche quelle in scadenza nei mesi di aprile e/o maggio 2020, può versare il debito annuale IVA residuo secondo le modalità sopra descritte.


FONTE: EUTEKNE



RIMBORSO IMPOSTA DI REGISTRO A SEGUITO DI RISOLUZIONE ANTICIPATA DEI CONTRATTI DI LOCAZIONE

Pubblicato il 31 agosto 2020 alle 13.45

Nell’ipotesi di risoluzione anticipata di un contratto di locazione, il legislatore riconosce la possibilità di richiedere il rimborso dell’imposta di registro pagata “in eccesso” dal contribuente.

In premessa si ricorda come è possibile pagare l’imposta di registro dei contratti di locazione secondo due diverse modalità:

1) In un’unica soluzione, al momento della registrazione, pagando in tal modo l’imposta dovuta per l’intera durata del contratto;

2) Di anno in anno, entro 30 giorni dalla scadenza della precedente annualità.

Qualora il contratto di locazione sia risolto anticipatamente, nel caso di pagamento in un’unica soluzione il contribuente può richiedere il rimborso dell’imposta di registro pagata per le annualità successive a quella in cui avviene la risoluzione anticipata.

Ad esempio, ipotizzando un contratto di locazione 4+4 - con un’imposta di registro pagata in un’unica soluzione pari ad € 520 - risolto nel corso del secondo anno, il contribuente avrà diritto a richiedere il rimborso di quanto pagato in riferimento al terzo e quarto anno cioè € 260.

La domanda di rimborso, ai sensi dell’articolo 77, comma 1. D.Lgs. 131/1986, può essere effettuata entro tre anni dal giorno della risoluzione presentando l’istanza all’ufficio dell’Agenzia delle entrate che ha eseguito la registrazione.


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PROROGHE TERMINI VERSAMENTI FISCALI E CONTRIBUTIVI

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 15.35

Il D.L. Liquidità ha previsto ulteriori proroghe dei termini di versamenti fiscali e contributivi in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020. Nello specifico:

• Per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi 2019 inferiori a 50 milioni di euro, è prevista la sospensione dei versamenti – dell’iva, dei contributi previdenziali e assistenziali, dell’inail e delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati comprese addizionali – come segue:

a) Sono sospesi i versamenti nel mese di aprile 2020, a condizione che i contribuenti abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi (per cui il confronto va fatto tra importi al lordo dell’Iva ) di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2019;

b) Sono sospesi i versamenti nel mese di maggio 2020, a condizione che tali soggetti abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019.

• Per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi 2019 superiori a 50 milioni di euro, è prevista la sospensione dei versamenti sopra indicati come segue:

I. Sono sospesi i versamenti nel mese di aprile 2020, a condizione che i contribuenti abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi (per cui il confronto va fatto tra importi al lordo dell’Iva ) di almeno il 50% nel mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2019;

II. Sono sospesi i versamenti nel mese di maggio 2020, a condizione che tali soggetti abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019.

• Per i soggetti che hanno iniziato l’attività imprenditoriale a partire dal 01 aprile 2020 i suddetti versamenti sono sospesi indipendentemente dal rispetto o meno dei requisiti sul fatturato.

• Per i soggetti residenti o con sede operativa nelle province di Brescia, Bergamo, Cremona, Lodi e Piacenza, la sospensione si applica indipendentemente dal fatturato.

Per tutte queste categorie, i versamenti sospesi in base alle nuove disposizioni sono effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi:

a) in un’unica soluzione entro il 30.06.2020;

b) oppure mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo, a decorrere dal mese di giugno 2020.

In conclusione il D.L. liquidità prevede che i titolari di reddito da lavoro autonomo e provvigioni per rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari, con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo, il non assoggettamento a ritenuta d’acconto – da parte del sostituto d’imposta – per i ricavi e i compensi percepiti tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020, a condizione che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. Le ritenute non operate andranno versate entro il 31 luglio prossimo in unica soluzione o rateizzando l’importo in 5 rate mensili di pari importo, da pagare a cominciare da luglio.


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CREDITO IMPOSTE PER LOCAZIONI EMERGENZA COVID-19

Pubblicato il 07 aprile 2020 alle 16.25

Il D.L. “Cura Italia” ha introdotto una serie di benefici a favore dei soggetti danneggiati dalle misure di prevenzione e contenimento connesse all’emergenza sanitaria in corso.

In particolare il legislatore ha riconosciuto un credito imposta per canone affitto di negozi e botteghe pari al 60% dell’ammontare della locazione di negozi e botteghe (immobili della categoria C/1) del mese di marzo 2020.

Con la circolare n. 8/E del 03/04/2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito quanto segue:

  • Hanno diritto al credito d’imposta esclusivamente le locazioni inerenti immobili accatastati nella categoria C/01 (sono esclusi gli affitti d’azienda);
  • L’agevolazione presuppone l’effettivo pagamento del canone del mese di marzo;
  • Il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione a partire dal 25 marzo 2020;
  • Da tale agevolazione sono escluse le seguenti aziende:

- Ipermercati;

- Supermercati;

- Discount alimentari;

- Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari;

- Commercio al dettaglio di prodotti surgelati;

- Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici;

- Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco 47.2);

- Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati;

- Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni in esercizi specializzati (codice ateco 47.4);

- Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico;

- Commercio al dettaglio di articoli igenico-sanitari;

- Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione;

- Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici;

- Farmacie;

- Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica;

- Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati;

- Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale;

- Commercio al dettaglio di articoli di piccoli animali domestici;

- Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia;

- Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento;

- Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione;

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono;

- Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici;

- Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia;

- Attività delle lavanderie industriali;

- Altre lavanderie, tintorie;

- Servizi di pompe funebri e attività connesse.


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D.L. CURA ITALIA: CREDITO IMPOSTA PER AFFITTO BOTTEGHE E NEGOZI

Pubblicato il 23 marzo 2020 alle 15.10

Per tutte le imprese il Decreto prevede un credito imposta del 60% dell’ammontare del canone di affitto di negozi e botteghe (immobili della categoria C/1) ma solo per il mese di marzo 2020. Da tale agevolazione sono escluse le seguenti aziende:

 

- Ipermercati;

 

- Supermercati;

 

- Discount alimentari;

 

- Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari;

 

- Commercio al dettaglio di prodotti surgelati;

 

- Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici;

 

- Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco 47.2);

 

- Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati;

 

- Commercio alò dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni in esercizi specializzati (codice ateco 47.4);

 

- Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico;

 

- Commercio al dettaglio di articoli igenico-sanitari;

 

- Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione;

 

- Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici;

 

- Farmacie;

 

- Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica;

 

- Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati;

 

- Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale;

 

- Commercio al dettaglio di articoli di piccoli animali domestici;

 

- Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia;

 

- Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento;

 

- Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini;

 

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet;

 

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione;

 

- Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono;

 

- Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici;

 

- Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia;

 

- Attività delle lavanderie industriali;

 

- Altre lavanderie, tintorie;

 

- Servizi di pompe funebri e attività connesse.


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BONUS FACCIATE

Pubblicato il 18 marzo 2020 alle 15.40

La Legge di Bilancio 2020 ha introdotto una detrazione fiscale per gli interventi sulle facciate degli immobili (c.d. "bonus facciate") che ammonta al 90%, suddivisa in 10 rate annuali, per: 

  • Le spese documentate e sostenute nell'anno 2020;
  • Gli interventi finalizzati al recupero o restauro della facciata esterna degli edifici esistenti" che devono interessare le strutture opache della facciata, i balconi, gli ornamenti e i fregi. In particolare, rientrano nell’agevolazione tutte le spese relative alla pulitura, tinteggiatura, consolidamento, ripristino o rinnovo delle facciate nonché il loro consolidamento, ripristino e miglioramento delle caratteristiche termiche.

Nel dettaglio il bonus si applica per gli interventi eseguiti su:

- edifici esistenti,

- parti di edifici esistenti,

- unità immobiliari esistenti,

di qualsiasi categoria catastale, compresi quelli strumentali.

Viceversa sono escluse:

- le opere sulle facciate interne nonché quelle per la sostituzione di vetrate, infissi, grate, portoni e cancelli;

- gli interventi effettuati durante la fase di costruzione dell'immobile e mediante demolizione e ricostruzione, ivi compresi quelli con la stessa volumetria dell'edificio preesistente anche se sono inquadrabili nella categoria della "ristrutturazione edilizia" ai sensi dell'art. 3 co. 1 lett. d) del DPR 380/2001;

  • Gli edifici ubicati in zona A o B ai sensi del DM 2.4.68 n. 1444 e zone ad esse assimilabili in base alla normativa regionale e ai regolamenti edilizi comunali;
  • Gli immobili oggetto di intervento devono essere detenuti a titolo di proprietà o di altro diritto reale oppure in forza di un contratto di locazione, anche finanziaria, o comodato debitamente registrati ed avere, in tal caso, il consenso del proprietario all’esecuzione dei lavori. Detto ciò, la mancanza di un titolo di detenzione dell’immobile comprovato da un atto registrato, al momento dell’inizio dei lavori o al momento del sostenimento delle spese se antecedente, preclude il diritto alla detrazione anche se si provvede alla successiva regolarizzazione.

In relazione all’avente diritto, la detrazione spetta a tutti i contribuenti che sostengono le spese per l'esecuzione degli interventi agevolati - residenti e non residenti in Italia, a prescindere dalla tipologia di reddito cui essi sono titolari, siano essi soggetti all'IRPEF (secondo il principio di cassa) o all'IRES (secondo il principio di competenza) – per cui sono beneficiari dell’agevolazione i soggetti persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale, le società semplici, le associazioni tra professionisti nonché i soggetti che conseguono un reddito d’impresa quali le società di persone e quelle di capitali.

Al contrario sono esclusi dalla detrazione facciate coloro che possiedono solo redditi assoggettati a tassazione separata o ad imposta sostitutiva in quanto non possono compensare la detrazione.

Per usufruire della detrazione sarò necessario:

- Indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali dell'immobile sul quale sono eseguiti i lavori;

- Trasmettere una comunicazione all'ASL, ove richiesto;

- Conservare la documentazione relativa all'intervento (fatture, bonifici, abilitazioni amministrative).

Viceversa per gli interventi di efficienza energetica i contribuenti devono:

1) acquisire e conservare l'asseverazione, con la quale un tecnico abilitato certifica la corrispondenza degli interventi effettuati ai requisiti tecnici previsti per ciascuno di essi;

2) acquisire e conservare l'attestato di prestazione energetica (APE) per ogni singola unità immobiliare per cui si chiedono le detrazioni fiscali, che deve essere redatto da un tecnico non coinvolto nei lavori;

3) trasmettere la comunicazione all'ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.

Lo strumento di pagamento delle spese oggetto di agevolazione variano in base se il contribuente è titolare di reddito d’impresa o meno:

> Dai soggetti IRPEF non titolari di reddito d'impresa mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti:

- la causale del versamento;

- il codice fiscale del beneficiario della detrazione;

- il numero di partita IVA ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato (sull'importo del bonifico sarà trattenuta la ritenuta a titolo di acconto dell'imposta sul reddito, attualmente fissata all'8%, ai sensi dell'art. 25 del DL 78/2010);

> dai soggetti titolari di reddito d'impresa, siano essi soggetti IRPEF o IRES (società di persone o società di capitali), non necessariamente mediante bonifico, ma anche tramite altre modalità (es. assegno bancario o postale).


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RECUPERO DELL'IVA NELLE PROCEDURE CONCORSUALI

Pubblicato il 04 marzo 2020 alle 15.20

Il legislatore fiscale ammette la possibilità per i contribuenti creditori verso debitori soggetti a procedure fallimentari o concorsuali di recuperare l’Iva portandola in detrazione. Di conseguenza, con cadenza periodica (ad esempio, una volta all’anno) è opportuno effettuare un controllo contabile delle fatture emesse nei confronti di soggetti incorsi in procedure concorsuali o esecutive, al fine di verificare la possibilità di portare in detrazione l’IVA a suo tempo fatturata.

 

L’art. 26, comma 2, del D.P.R. 633/1972, disciplina il diritto per il cedente del bene o prestatore del servizio di portare in detrazione, in tutto o in parte, l’imposta esposta in fattura qualora l’ammontare imponibile - cioè il corrispettivo della cessione o della prestazione - venga ad annullarsi o a ridursi “per mancato pagamento in tutto o in parte a causa di procedure concorsuali o di procedure esecutive rimaste infruttuose”.

 

Per poter procedere alla detrazione dell’Iva relativa alle fatture di vendita soggette a procedura concorsuale del debitore, è necessario rispettare i seguenti requisiti:

 

a) Possono esercitare tale diritto i soli cedenti o prestatori che hanno concorso alla procedura. Da ciò consegue che presupposto per la detrazione dell’IVA è l’ammissione allo stato passivo del fallimento ovvero l’inserimento nell’elenco dei creditori del concordato preventivo;

 

b) Il credito deve risultare da una fattura regolarmente emessa e registrata. Di conseguenza, non possono beneficiare della detrazione i soggetti che hanno certificato i corrispettivi con altri mezzi (in particolare, scontrini e ricevute fiscali).

 

Per quanto poi concerne il momento nel quale sorge il presupposto della infruttuosità delle procedure concorsuali – cioè il momento nel quale possiamo emettere la nota di credito a recupero dell’iva - questo è da far coincidere:

 

  • Per il fallimento, con la scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni al piano di riparto, ovvero, se il fallimento si chiude senza un piano di riparto, con la scadenza del termine entro il quale è possibile proporre reclamo avverso il decreto di chiusura della procedura;
  • Per il concordato fallimentare, con il passaggio in giudicato della sentenza di omologazione, in quanto è solo da tale momento che si producono in modo definitivo gli effetti del concordato;
  • Per la liquidazione coatta amministrativa, con il decorso dei termini per l’approvazione del piano di riparto;
  • Per il concordato preventivo il diritto alla detrazione spetta ai soli creditori chirografari e solo nel momento in cui il debitore concordatario adempie agli obblighi assunti in sede di concordato;
  • Nel caso di piano attestato di risanamento con la data di pubblicazione del piano presso il registro delle imprese;
  • Per l’accordo di ristrutturazione dei debiti, con la data del decreto che omologa l’accordo di ristrutturazione dei debiti.

 

Ovviamente in tutti questi casi la nota di credito sarà emessa nel limite dell’ammontare del credito non soddisfatto (si pensi, ad esempio, da quanto risultante dal decreto di omologa dell’accordo di ristrutturazione o del piano attestato di risanamento presso il registro delle imprese).

 

A differenza delle note di credito emesse nei casi di sopravvenuto accordo tra le parti o inesattezza di fatturazione, in caso di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, possono essere emesse senza alcun limite temporale, salvo il rispetto del termine previsto per l’esercizio del diritto alla detrazione

 

In aggiunta la normativa prevede l’emissione di nota di credito iva anche nel caso di procedure esecutive (individuali o collettive) rivelate infruttuose. Nello specifico si considera infruttuosa la procedura esecutiva:

 

a) Nell’ipotesi di pignoramento presso terzi, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti che presso il terzo pignorato non vi sono beni o crediti da pignorare;

 

b) Nell’ipotesi di pignoramento di beni mobili, quando dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulti la mancanza di beni da pignorare ovvero l’impossibilità di accesso al domicilio del debitore ovvero la sua irreperibilità;

 

c) Nell’ipotesi in cui, dopo che per tre volte l’asta per la vendita del bene pignorato sia andata deserta, si decida di interrompere la procedura esecutiva per eccessiva onerosità.

 

Dal punto di vista formale, ancorché la normativa di riferimento non preveda particolari obblighi documentali, è opportuno che il fornitore (creditore) emetta una nota di variazione correlata alla fattura originaria verso il cliente (debitore), con indicate le sue generalità e quelle del cliente, la quantità e la qualità dei beni ceduti o delle prestazioni rese, l’ammontare dell’imponibile e dell’IVA originariamente fatturati nonché le variazioni sia dell’imponibile che dell’IVA operate in conseguenza del mancato pagamento.

 

Non è invece consentito emettere una nota di variazione per la sola IVA, tralasciando la variazione dell’imponibile.

 

Nella nota di variazione andrà altresì evidenziato che << trattasi di variazione operata per mancato pagamento del corrispettivo a causa di procedura (concorsuale o esecutiva) rimasta infruttuosa, specificando gli estremi identificativi della procedura e gli elementi acclaranti la definitiva infruttuosità >>.



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PROROGA TERMINI FISCALI PER EMERGENZA CORONAVIRUS

Pubblicato il 03 marzo 2020 alle 15.10

L'art. 1 del DL 2.3.2020 n. 9, recante misure urgenti per imprese, lavoratori e famiglie a causa dell'emergenza COVID-19, in vigore dal 2.3.2020, sono stati differiti i termini relativi alle Certificazioni Uniche, alla dichiarazione precompilata e ai modelli 730, con un'applicazione generalizzata.

Le Certificazioni Uniche 2020 dovranno quindi essere trasmesse in via telematica all'Agenzia delle Entrate entro:

i) il 31.3.2020, rispetto alla precedente scadenza del 9.3.2020;

ii) oppure il 2.11.2020, se non sono rilevanti per la predisposizione delle dichiarazioni precompilate (es. quelle relative ai redditi di lavoro autonomo professionale, d'impresa o esenti).

Resta ferma la scadenza del 31.3.2020 per la consegna ai contribuenti-sostituiti delle Certificazioni Uniche 2020, nonché delle altre certificazioni del sostituto d'imposta relative al 2019 (modelli CUPE, certificazioni in forma libera).

Viene prorogato al 31.3.2020 anche il termine per la trasmissione telematica all'Agenzia delle Entrate dei dati relativi agli oneri deducibili e detraibili da utilizzare per la precompilazione delle dichiarazioni dei redditi, il cui termine è scaduto lo scorso 28.2.2020. Sono escluse dalla proroga le spese sanitarie che dovevano essere inviate entro il 31.1.2020. Diversamente, secondo quanto indicato nel comunicato stampa dell’Agenzia delle entrate del 3.3.2020, anche l’invio dei dati relativi alle spese veterinarie sostenute nel 2019 dalle persone fisiche e riguardanti le tipologie di animali individuate dal DM 6 giugno 2001 n. 289, ove non effettuato entro il 28 febbraio 2020, potrà avvenire entro il prossimo 31 marzo.

Il termine per la messa a disposizione delle dichiarazioni precompilate da parte dell'Agenzia delle Entrate viene conseguentemente differito dal 15.4.2020 al 5.5.2020. Viene inoltre anticipata al 2020 l'applicazione di tutti i nuovi termini relativi ai modelli 730, che si sarebbero dovuti applicare dal 2021. Il modello 730/2020, relativo all'anno 2019, potrà quindi essere presentato entro il 30.9.2020, indipendentemente dalla modalità di presentazione adottata (diretta, al sostituto d'imposta, a un CAF o professionista).



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