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Rassegna stampa

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ROTTAMAZIONE, NIENTE PROROGA PER CHI NON HA PAGATO 10 RATE

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 13.00

L’Agenzia delle Entrate Riscossione ha chiarito, mediante alcune FAQ pubblicate sul proprio sito, che la proroga dei termini relativi alla “Rottamazione ter” non opera:

- in relazione alla proroga al 31.7.2021 (scadenza pagamenti rate 2020), per i contribuenti che erano già decaduti al 31.12.2019;

- in relazione alla proroga al 30.11.2021 (scadenza pagamenti rate 2021), per i contribuenti che non dovessero rispettare la scadenza del 31.7.2021.


FONTE: SOLE24ORE - ITALIAOGGI



CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO - DL SOSTEGNI

Pubblicato il 24 marzo 2021 alle 15.40

BENEFICIARI ED ESCLUSIONI

Il decreto legge n. 41 del 22 marzo 2021 (D.L. Sostegni) ha introdotto un nuovo contributo a fondo perduto destinato alle attività economiche danneggiate dall’emergenza Coronavirus.

Tale contributo è riconosciuto ai titolari di partita iva residenti o stabiliti in Italia che esercitano attività d’impresa e di lavoro autonomo, commisurato alla diminuzione del fatturato medio mensile 2020 rispetto a quello dell’anno 2019.

Sono esclusi dal contributo a fondo perduto

  • I soggetti che abbiano cessato la partita iva prima del 23 marzo 2021;
  • I soggetti che hanno avviato l’attività dal 24 marzo 2021;
  • Gli enti pubblici;
  • Gli intermediari finanziari e società di partecipazione.


REQUISITI E QUANTIFICAZIONE

Per beneficiare del contributo a fondo perduto è necessario rispettare i seguenti requisiti:

1) Il contribuente deve aver conseguito nell’anno 2019 un ammontare di ricavi e compensi non superiore a 10 milioni di euro;

2) Deve essere rispettato almeno uno dei seguenti requisiti:

a) Importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativa all’anno 2020 inferiore almeno del 30% rispetto all’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi relativi all’anno 2019. Nel caso di partita iva attivata nel 2019, il mese dell’attivazione non deve essere considerato ai fini del calcolo della media;

b) Attivazione della partita iva a partire dal 1° gennaio 2019.

L’ammontare del contributo è determinato applicando una diversa percentuale alla differenza tra l’importo della media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e l’analogo importo del’anno 2019. Tali percentuali sono le seguenti:

  • 60%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro;
  • 50%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 100.000 euro ma non l’importo di 400.000 di euro;
  • 40%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400.000 euro ma non l’importo di 1.000.000 di euro;
  • 30%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 1.000.000 di euro ma non l’importo di 5.000.000 di euro;
  • 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 5.000.000 di euro ma non l’importo di 10.000.000 di euro.

Per i soggetti che hanno attivato la partita iva a partire dal 1° gennaio 2019, se la differenza tra la media mensile del fatturato e dei corrispettivi dell’anno 2020 e la media mensile dell’anno 2019 è negativa ma inferiore al 30%, ovvero pari a zero o positiva, spetta l’importo minimo del contributo.

Il contributo è quindi comunque riconosciuto per un importo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

L’importo massimo del contributo è pari a 150.000 euro.


PRESENTAZIONE DOMANDA E MODALITA' DI EROGAZIONE

A scelta del beneficiario, l’Agenzia delle entrate può erogare il contributo spettante:

Mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario (o cointestato se il beneficiario è una persona fisica);

Mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24.

L’istanza per accedere al contributo a fondo perduto del DL Sostegni può essere presentata a partire dal 30 marzo 2021 e non oltre il 28 maggio 2021.


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ROTTAMAZIONE TER, RATE 2020 ENTRO IL 31 LUGLIO

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 14.20

Il DL 22.3.2021 n. 41 (c.d. decreto “Sostegni” ) ha previsto in reazione alle rottamazioni dei ruoli e al c.d. saldo e stralcio per le rate scadute nel 2020, il differimento del termine di pagamento entro il 31.7.2021 e, per le scadenze di febbraio 2021, marzo 2021, maggio 2021 e luglio 2021, entro il 30.11.2021.

La norma fa salva la tolleranza di cinque giorni di ritardo e, pertanto, saranno considerati validi i pagamenti effettuati non oltre 5 giorni dalle nuove scadenze del 31.7.2021 e del 30.11.2021.

Per il versamento è possibile avvalersi dei bollettini inviati inizialmente dall’Agenzia delle Entrate - Riscossione in quanto non vi è l’applicazione di alcuna maggiorazione.


FONTE: SOLE24ORE



DECRETO SOSTEGNI, IN ARRIVO IL PORTALE PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE DEL CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 11.30

on l'approvazione del decreto Sostegni da parte del governo Draghi le partite Iva si preparano a una nuova infornata di domande di aiuto all'Agenzia delle Entrate. Il testo chiarisce che la presentazione delle istanze sarà possibile esclusivamente "in via telematica" e l'Agenzia guidata da Ernesto Maria Ruffini è al lavoro con Sogei per perfezionare il portale dedicato: si punta a chiudere in pochissimi giorni, per dare il via libera alla procedura appena il testo sarà stato pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Il decreto rimanda a un provvedimento del direttore dell'Agenzia le modalità per presentare la domanda e i termini di presentazione. D'altra parte l'infrastruttura informatica è già stata testata con il decreto Rilancio e i successivi Ristori che nei mesi scorsi hanno veicolato oltre 10 miliardi di contributi a fondo perduto. Le imprese che avessero già presentato domande in quell'occasione, però, dovranno affrontare una nuova procedura e comunicare nuovi dati.

Come determinare il contributo

Cambia infatti il meccanismo di determinazione dei beneficiari e della quantità di ristoro che verrà accreditato sull'Iban. Le Partite Iva si devono armare per comunicare attraverso il portale la media mensile del fatturato e dei corrispettivi sia del 2020 che del 2019, facendo riferimento alla data di effettuazione dell'operazione di cessione di beni o di prestazione di servizi. Da questo raffronto devono dimostrare una perdita di almeno il 30% per accedere ai contributi. Questi saranno parametrati alla perdita subita e alla dimensione dell'azienda/Partita Iva richiedente.

La regola generale è che l'ammontare del contributo è determinato applicando una percentuale alla differenza tra l'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi 2020 e l'ammontare medio mensile del fatturato e dei corrispettivi del 2019. Sono previste cinque classi, in base al valore dei ricavi o dei compensi del 2019. La percentuale è del sessanta, cinquanta, quaranta, trenta e venti per cento per i soggetti con ricavi o compensi non superiori rispettivamente a centomila, quattrocentomila, un milione, cinque milioni e dieci milioni di euro nel periodo d'imposta 2019. L'ammontare del contributo a fondo perduto (che non concorre alla formazione della base imponibile) è pari all'importo così ottenuto.

Per coloro che hanno iniziato l'attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del calo di fatturato/corrispettivi. Sono previsti massimi d'importo del contributo a centocinquantamila euro e un contributo minimo (incluse le startup che hanno attivato la partita IVA dal 1° gennaio 2020) non inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi.

Il portale per presentare le domande

Come si diceva, le Entrate hanno fatto tesoro della recente esperienza dei ristori e, aggiustate le informazioni da comunicare in base ai nuovi parametri, ci si aspetta che il portale ricalchi quanto già visto richiedendo dunque l'autocertificazione di essere una Partita Iva attiva, la comunicazione del fatturato come sopra indicata, l'Iban per l'accredito del sostegno economico.

Nel caso degli oltre 6 miliardi erogati in estate con il decreto Rilancio, ad esempio, il modello di 3 pagine delle Entrate prevedeva anche la comunicazione dell'iscrizione negli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa e autocertificare la regolarità antimafia. In quel caso, era stato creato un menu ad hoc ("Contributo a fondo perduto") nella home page del portale "Fatture e corrispettivi" al quale possono accedere i richiedenti mediante le credenziali Spid, Entratel/Fisconline o con la Carta nazionale dei servizi.

Per evitare crolli del sistema dovuti alla corsa alle domande, sono state create tre "camere" virtuali che dettano i successivi step per l'inserimento dell'istanza. La prima è quella di accesso al sistema, con "log-in" gestiti dal software che indica a ognuno i tempi di attesa per entrare nella seconda camera, dove si compila la domanda immettendo i propri dati, quelli dell'azienda, e l'Iban per ottenere i contributi. Anche in questo caso un timer dà conto agli utenti il tempo di attesa (in media due tre minuti per camera) per poter poi entrare nella stanza conclusiva, quella in cui si effettua l'invio della pratica. Facendo una somma per eccesso dei tre minuti circa per ogni camera, i tempi di attesa non dovrebbero essere superiori ai dieci minuti per l'intero processo.

Una volta compilata la domanda, il sistema informativo la abbina a un codice che consente di risalirvi per eventuali interventi successivi. Dopo un primo controllo formale sui dati inseriti (che può generare una "ricevuta di scarto" o una "presa in carico" dell'istanza), l'Agenzia - in caso di verifica positiva sui dati inseriti - in pochi giorni svolge l'analisi più approfondita sugli aspetti sostanziali, incrociando i dati dichiarati con quelli in suo possesso dalle dichiarazioni dei redditi del 2019 e della fatturazione elettronica del 2020. Anche in questo caso l'esito è una ricevuta di scarto o l'accoglimento e messa in pagamento della domanda. Nella sezione "Consultazione esito" era visibile l'iter della propria domanda che si conclude con l'accredito diretto sul conto corrente corrispondente all'Iban indicato, che doveva essere intestato o cointestato al soggetto richiedente, altrimenti l'istanza verrebbe scartata

Dal momento dell'immissione della domanda, l'Agenzia calcola che dopo la verifica e l'accettazione della stessa i tempi di erogazione dei contributi sarà di circa due settimane. Obiettivo è che entro aprile si possa concludere l'erogazione per tutte le domande presentate.

Per il capitolo controlli, nel caso del Rilancio le Entrate segnalavano che in caso di contributo in tutto o in parte non spettante, anche per irregolarità antimafia, sarebbe scattato il recupero con sanzione prevista dall'articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 471/1997 (il 30% del contributo) nella misura minima del 100 per cento e massima del 200 per cento. Previsti anche risvolti penali con la reclusione da 6 mesi a 3 anni o - nel caso di contributo erogato di importo inferiore a 4.000 euro - la sanzione amministrativa da 5.164 euro a 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito.


FONTE: LA REPUBBLICA



DECRETO SOSTEGNI: STRALCIO DELLE CARTELLE FINO AD EURO 5.000

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 08.10

A poche ore dal Consiglio dei ministri chiamato a varare il dl sostegno, si media nel governo per sbrogliare uno dei nodi sul tavolo: lo stralcio delle cartelle fiscali fino a 5000 euro risalenti al periodo 2000-2015.

Ipotesi stralcio cartelle

L'ipotesi che sta prendendo quota nelle ultime ore, e che sarebbe avallata dal ministro dell'Economia Daniele Franco, è quella di abbassare l'asticella a 3000 euro, riducendo il periodo temporale di riferimento agli anni che vanno dal 2000 al 2010, riferiscono fonti di governo. Ma le stesse fonti sostengono che la proposta di mediazione potrebbe generare il malcontento della Lega e del M5S, ritrose ad abbassare la soglia e anzi convinte della necessità di portarla più su, fino a 10mila euro.

Risorse per l’acquisto dei vaccini

Salgono ancora le risorse nel dl sostegni da destinare all'acquisto di vaccini e farmaci anti-Covid, avvio della produzione italiana, campagna vaccinale e fondi per la gestione commissariale e la logistica del piano. La bozza del provvedimento circolata in mattinata prevedeva 4 miliardi destinati a questa voce, ma nelle ultime ore le risorse sarebbero lievitata sfiorando i 5 miliardi, per l'esattezza a 4,8.


FONTE: LA STAMPA



NIENTE CREDITO D'IMPOSTA PER RICERCA E SVILUPPO NELLA RISTORAZIONE PER NUOVE RICETTE

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 13.30

Con la risposta a interpello 17.3.2021 n. 188, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni in merito all’applicabilità del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo di cui all’art. 3 del DL 145/2013 nel settore dell’industria alimentare.

 

Le attività svolte da una società operante nell’ambito della ristorazione finalizzate all’ampliamento e al rinnovo dell’offerta commerciale dell’impresa attraverso l’introduzione di nuovi piatti (nuove ricette) o all’adozione di nuove tecniche di lavorazione e conservazione degli ingredienti già ampiamente diffuse tra le imprese del settore non rientrano tra le attività di ricerca e sviluppo agevolabili ex art. 3 del DL 145/2013, non essendo volte al superamento di ostacoli di carattere scientifico e/o tecnologico non superabili sulla base delle conoscenze e tecnologie già disponibili.

 

Tuttavia, posto che la nuova disciplina del credito d’imposta ex L. 160/2019 è stata estesa alle attività di design e ideazione estetica, potrebbero rientrare in tale agevolazione alcune delle attività di carattere creativo in presenza del requisito della novità e della significatività (e della “non ripetitività”).

 

 

 


FONTE: EUTEKNE



LA DEDUCIBILITA' DEL COMPENSO DEGLI AMMINISTRATORI

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 14.35

I compensi degli amministratori sono fiscalmente deducibili per le imprese quando ricorrano le seguenti condizioni:

  • Il compenso deve essere stato deliberato dall’assemblea dei soci e risultare da apposito verbale;
  • Il compenso deve essere congruo con l’attività svolta nell’impresa, per cui l’amministrazione finanziaria ha il potere di disconoscere la deducibilità dei compensi amministratori quando questi sono “sproporzionati ed eccessivi”. L’onere della prova, in tal senso, spetta al contribuente;
  • I compensi sono deducibili in base al criterio per cassa dove è applicabile o meno il principio della cassa allargata in base alla diversa qualificazione di tale reddito.

Nello specifico i compensi amministratori possono essere identificati alternativamente come segue:

- Come regola generale, sono considerati redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente in quanto rientranti nelle cd. “collaborazioni coordinate e continuative”. Di conseguenza è applicabile il criterio della cassa allargata, con una deduzione del costo nell’anno qualora il pagamento sia avvenuto entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Dal disposto del co. 5 art. 95 TUIR, risultano deducibili secondo il principio di cassa allargata i soli compensi erogati agli amministratori, non anche i contributi previdenziali a carico della società;

- In via eccezionale, qualora l’ufficio di amministratore rientra nei conpiti istituzionali della professione, questi sono identificati come reddito di lavoro autonomo e, pertanto, non è applicabile il criterio di cassa allargata bensì la deduzione del compenso è prevista solo se materialmente pagato entro la fine dell’esercizio (entro il 31/12/n).


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IL DEPOSITO IVA

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 15.40

I depositi Iva rappresentano dei luoghi fisici, situati all’interno del territorio dello stato, in cui i beni nazionali, comunitari e importati da paesi extracomunitari vengono introdotti, stazionati e poi estratti, purché preventivamente immessi in libera pratica presso una dogana Italiana. Questi depositi hanno la finalità di agevolare gli scambi di beni in Ue in quanto la circolazione dei beni avviene senza applicazione dell’Iva almeno fino a quando non si ha l’estrazione dal deposito, momento in cui l’imposta è dovuta: così facendo si vuole evitare che le merci Ue abbiano un trattamento fiscale meno favorevole rispetto ai beni di provenienza extra-Ue.

La principale funzione dei depositi Iva è sostanzialmente quella di “congelare” l’applicazione dell’imposta per tutte le operazioni aventi ad oggetto i beni ivi introdotti, per tutto il periodo in cui gli stessi rimangono giacenti all’interno del deposito, ovvero in spazi limitrofi allo stesso: fino al momento dell’estrazione, infatti, l’imposta rimane “sospesa” a condizione che i beni, pur subendo trasferimenti e prestazioni di servizi, continuino a rimanere custoditi all’interno del deposito, ovvero negli spazi limitrofi allo stesso. L’applicazione dell’imposta sorgerà soltanto quando si estrarranno i beni dal deposito per essere commercializzati (o utilizzati) in Italia, oppure per essere inviati all’estero, con destinazione all’interno della UE o in un paese extra-Ue.

I depositi Iva possono essere distinti tra di loro sulla base delle abilitazioni:

  • Depositi per i quali è prevista un’apposita autorizzazione.

Sono abilitati a gestire i depositi iva gli esercenti magazzini generali, gli esercenti depositi franchi e gli operanti nei punti franchi. In aggiunta sono considerati depositi iva anche i depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa e i depositi doganali.

Tutti questi soggetti, prima di esercitare l’attività di deposito iva, devono presentare agli uffici delle Dogane territorialmente competenti e alla Direzione regionale competente in base al luogo di dislocazione del deposito una comunicazione al fine di valutare la congruità della garanzia prestata per la movimentazione complessiva delle merci (art. 50-bis co. 2-bis del DL 331/93) e se sono rispettati i presupposti richiesti all’art. 50-bis co. 2 quarto periodo del DL 331/93.

In presenza dei requisiti richiesti, l’autorizzazione è rilasciata entro 180 giorni dalla data della sua richiesta.

  • Depositi per i quali non è prevista un’apposita autorizzazione.

Il gestore del deposito deve rispettare i seguenti obblighi contabili:

a)Tenere un apposito registro che evidenzi la movimentazione dei beni (art. 3 del DM 20.10.97);

b)Conservare un esemplare dei documenti presi a base dell’introduzione e dell’estrazione dei beni dal deposito IVA e di quelli relativi agli eventuali scambi avvenuti nel corso della giacenza dei beni.

In caso di mancata o irregolare applicazione dell’iva, il gestore del deposito risponde in solido con il soggetto passivo.

Inoltre il gestore del deposito IVA può assume la veste di rappresentante fiscale leggero - richiedendo l’attribuzione di un numero di partita IVA unico per tutti i soggetti passivi non residenti rappresentati - per l’adempimento degli obblighi tributari (es. fatturazione) inerenti le operazioni relative ai beni introdotti nel deposito - qualora i soggetti non residenti non abbiano già nominato un rappresentante fiscale ovvero non si siano identificati direttamente nel territorio dello Stato.

Tramite il deposito iva sono effettuate senza pagamento dell’Iva le seguenti operazioni:

- Acquisti intracomunitari di beni eseguiti mediante introduzione in un deposito IVA;

- Operazioni di immissione in libera pratica di beni non comunitari destinati a essere introdotti in un deposito IVA previa prestazione di idonea garanzia commisurata all’imposta;

- Cessioni di beni eseguite mediante introduzione in un deposito IVA;

- Cessioni di beni custoditi in un deposito IVA;

- Cessioni intracomunitarie di beni estratti da un deposito IVA con spedizione in un altro Stato membro dell’UE, salvo che si tratti di cessioni intracomunitarie soggette ad imposta nel territorio dello Stato;

- Cessioni di beni estratti da un deposito IVA con trasporto o spedizione fuori del territorio dell’UE;

- Prestazioni di servizi, comprese le operazioni di perfezionamento e le manipolazioni usuali, relative ai beni custoditi in un deposito IVA, anche se materialmente eseguite non nel deposito stesso, ma nei locali limitrofi sempreché, in tal caso, le suddette operazioni siano di durata non superiore a 60 giorni;

- Trasferimento di beni in altro deposito IVA.

Detto questo, l’estrazione dei beni dal deposito iva può avvenire per le seguenti finalità:

1)Cessioni intracomunitarie.

In tal caso l’estrazione dei beni dal deposito iva avviene al fine di mettere in atto un’operazione non soggetta iva, per cui il cedente è tenuto ad emettere fattura non imponibile ex art. 41 DL 331/93 e a compilare il modello Intrastat 1-bis. Qualora il cedente sia un soggetto non residente e non identificato ai fini iva in Italia, gli adempimenti in questione possono essere svolti dal depositario in funzione di rappresentante fiscale leggero;

2)Cessioni all’esportazione.

Anche in questo caso l’operazione non è soggetta ad iva con relativo obbligo del cedente di emettere fattura non imponibile ai sensi dell’art. 8 co. 1 lett. A o b del DPR 633/72. Come al punto precedente, gli adempimenti possono essere svolti dal gestore del deposito iva se il cedente è non residente e non identificato ai fini iva in Italia.

3)Utilizzo o commercializzazione dei beni in Italia.

Come indicato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12 del 24/03/2015, l’estrazione dei beni dal deposito iva per utilizzo o commercializzazione nello Stato comporta l’assoggettamento all’imposta con pagamento diretto tramite modello F24 senza possibilità di compensazione.

L’assolvimento dell’iva varia in base alla diversa tipologia di introduzione dei beni nel deposito iva:

A) Per i beni introdotti nel deposito Iva in forza di un acquisto intracomunitario, il soggetto che estrae assolve l’imposte con il meccanismo del reverse charge;

B) Per i beni immessi in libera pratica e introdotti nel deposito Iva, il soggetto che estrae assolve imposte con il meccanismo del reverse charge qualora quest’ultimo alternativamente: 1) soddisfi determinati requisiti di garanzia (art. 2 del DM 23.2.2017); 2) rientri in uno dei casi di esclusione previsti dall’art. 4 del DM 23.2.2017 (es. operatore economico autorizzato); 3) presti garanzia con le modalità di cui all’art. 38-bis co. 5 del DPR 633/72.

C) Per i beni di provenienza nazionale, l’imposta è dovuta dal soggetto che estrae ma è versata in suo nome e per suo conto dal gestore del deposito, mediante F24 senza possibilità di compensazione ed entro il 16 del mese successivo alla data di estrazione. Il soggetto che procede all’estrazione annota nel registro degli acquisti un’autofattura ex. art. 17 co. 2 DPR 633/72 e i dati della ricevuta del versamento.

D) L’estrazione dei beni dal deposito iva da parte di soggetti passivi aventi status di esportatori abituali non saranno soggetti al pagamento dell’imposta sulla base delle lettere di intento.


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INVIO SEMESTRALE DEI DATI PER LA TESSERA SANITARIA NEL 2021

Pubblicato il 08 febbraio 2021 alle 13.00

Con il DM 29.1.2021, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, viene modificato il precedente DM 19.10.2020, con il quale sono state definite le nuove regole per l’invio telematico al Sistema Tessera Sanitaria dei dati relativi alle spese sanitarie e veterinarie.

Le principali novità riguardano:

- il rinvio di un anno della decorrenza della nuova periodicità mensile, che si applicherà per le spese sostenute dall’1.1.2022 invece che dall’1.1.2021; l’invio deve avvenire “entro la fine del mese successivo alla data del documento fiscale”;

- l’introduzione, in via transitoria, per le spese sostenute nel 2021, di una periodicità semestrale.

In particolare, in relazione alle spese sanitarie e veterinarie sostenute nel 2021, la trasmissione deve avvenire entro:

- il 31.7.2021, per le spese sostenute nel primo semestre 2021;

- il 31.1.2022, per le spese sostenute nel secondo semestre 2021.

Viene inoltre espressamente previsto che “per la scadenza della trasmissione dei dati delle spese sanitarie e veterinarie, si fa riferimento alla data di pagamento dell’importo di cui al documento fiscale”, confermando quindi l’applicazione del principio di cassa.

Il DM 29.1.2021 formalizza inoltre la proroga all’8.2.2021 della scadenza per la trasmissione delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2020.


FONTE: EUTEKNE



CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO PER IL LOCATORE E ALTRE NOVITA' SUGLI IMMOBILI

Pubblicato il 01 febbraio 2021 alle 15.45

La Legge di Bilancio 2021 ha introdotto un contributo a fondo perduto a favore del locatore che riduce il canone del contratto di locazione in essere al 29.10.2020, per immobili ad uso abitativo adibiti dal locatario ad abitazione principale e situati in comuni ad alta tensione abitativa. Il contributo è pari al 50% della riduzione apportata, fino ad un massimo di 1.200,00 euro annui per singolo locatore.

Riepilogando, i requisiti da rispettare per usufruire di tale agevolazione sono i seguenti:

  • Il contratto di locazione sia in essere alla data del 29 ottobre 2020;
  • La locazione deve essere di tipo abitativo;
  • L'immobile deve essere ubicato in un comune ad alta tensione abitativa, sulla base dell'elenco approvato dal CIPE con deliberazione n. 87/2003;
  • Il locatore (privato o impresa o ente) deve concedere una riduzione del canone, indipendentemente dall'ammontare;
  • L'immobile deve essere adibito ad abitazione principale da parte del conduttore.

Il Legislatore ha ulteriormente sospeso le procedure esecutive sull'abitazione principale come segue:

  1. Le procedure esecutive immobiliari aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore sono sospese fino al 30 giugno 2021;
  2. Ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 al 25 dicembre 2020, è inefficace.

Concludiamo con la proroga delle misure emergenziali di sospensione dei mutui prima casa. Nello specifico il Fondo di solidarietà per i mutui consente di chiedere la sospensione (per non più di due volte e per un periodo massimo di 18 mesi nel corso dell'esecuzione del contratto) del pagamento delle rate al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà. L'agevolazione è ammessa solo per i contratti di mutuo riferiti all’acquisto di unità immobiliari da adibire ad abitazione principale del mutuatario.


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