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Rassegna stampa

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RISTORAZIONE, DALL'INIZIO DELLA PANDEMIA VINO E CIBI INVENDUTI PER 11,5 MILIARDI

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 09.15

Vino e cibi invenduti per un valore stimato in 11,5 miliardi dall`inizio della pandemia. E` quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sull`impatto sulla filiera agroalimentare delle chiusure a singhiozzo della ristorazione a un anno dall`inizio della pandemia Covid.

Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino - sottolinea la Coldiretti - non siano mai arrivati nell`ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. Numeri dietro i quali - precisa la Coldiretti - ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori.

Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze - continua la Coldiretti - si fanno anche sentire direttamente sui fornitori.

La drastica riduzione dell`attività - sostiene la Coldiretti - pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi.

"Anche alla luce dell`avanzare della campagna di vaccinazione sarebbe importante consentire le aperture serali che valgono quasi l`80% del fatturato dei locali della ristorazione" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare peraltro che "con l`arrivo del bel tempo le chiusure favoriscono paradossalmente gli assembramenti all`aperto sulle strade, nelle piazze e sul lungomare. Nei locali della ristorazione sono state invece adottate importanti misure di sicurezza, quali - conclude Prandini - il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso.

Nell`attività di ristorazione - rileva la Coldiretti - sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale.


FONTE: ITALIAOGGI



EX ILVA, I FONDI RECOVERY PLAN PER RISANARE IL POLO DI TARANTO

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 08.05

ArcelorMittal dovrà aspettare per la pronuncia del Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensiva che l’azienda ha presentato, in appello, contro la sentenza del Tar Lecce del 13 febbraio che ordina lo spegnimento in 60 giorni degli impianti dell’area a caldo del siderurgico di Taranto perché ritenuti inquinanti (i termini decorrono da sabato scorso). ArcelorMittal che ha presentato in tempi rapidissimi il ricorso ai giudici di Palazzo Spada con l’obiettivo di avere in tempi altrettanto rapidi la sospensiva sul Tar, ieri si è vista rinviare ogni decisione all’11 marzo. Sino ad allora la situazione resta congelata. Non si avvia lo spegnimento degli impianti e la richiesta di ArcelorMittal di stoppare il Tar rimane integra.

Luigi Maruotti, presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per decidere con un decreto monocratico del presidente, come da istanza aziendale. Lo dovrà fare «nella ordinaria sede collegiale», considerate le «delicate questioni controverse tra le parti». Di qui, dunque, la camera di consiglio dell’11 marzo mentre il secondo grado di giudizio sarà nell’udienza del 13 maggio. ArcelorMittal spiega che «il presidente della IV Sezione ha chiarito che, allo stato, non sussistono ragioni di estrema urgenza di adottare misure cautelari atteso che, prima dell’11 marzo, non sussiste l’obbligo di avviare le operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi». Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci «la partita è aperta».

Ieri della vicenda Ilva si sono occupati i neo ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, rispettivamente Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando che hanno incontrato prima i commissari straordinari Ilva Francesco Ardito, Antonio Lupo ed Alessandro Danovi, poi i leader di Cgil, Cisl e Uil, e delle categorie (Fiom, Fim e Uilm), e infine l’Ad ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, con il Coo Adolfo Buffo. La prossima settimana è in calendario l’incontro con Comune di Taranto e Regione Puglia. Il ministro Giorgetti ha ribadito come la siderurgia sia strategica per il sistema industriale italiano, e ciò impone di trovare una soluzione che sia sostenibile ambientalmente. Soluzione che potrà contare sulle risorse del Recovery plan, tanto che un prossimo incontro si svolgerà proprio per approfondire questo tema. Il ministro Giorgetti ha anche auspicato che Invitalia «prosegua sul percorso dell’accordo». Sull’integrazione salariale per i 1.700 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria il ministro Orlando ha confermato che sarà inserita in un provvedimento (nel Milleproroghe o nel Dl Ristori5).

«I ministri hanno convenuto sulla necessità di colmare rapidamente il deficit di confronto sul piano industriale - ha commentato Francesca Re David (Fiom) -. Non è immaginabile arrivare ad un accordo sindacale entro il 31 marzo, si rischia di non cogliere il legame con le scelte che si vanno definendo nel Recovery Plan». Per Roberto Benaglia (Fim) «gli impegni politici vanno concretizzati e bisogna ritornare ad un tavolo contrattuale che costruisca le condizioni per un accordo sindacale». Rocco Palombella (Uilm) ricorda che del nuovo piano industriale «abbiamo apprezzato la spinta verso una transizione ecologica ma espresso contrarietà rispetto agli esuberi previsti e i tempi troppo lunghi di realizzazione».


FONTE: SOLE24ORE



S&P L'AGENDA DELLE RIFORME NON AVRA' UN IMPATTO IMMEDIATO SUL RATING

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 07.25

Nel suo odierno bollettino S&P Global Ratings ha analizzato il percorso che il nostro Paese ha di fronte a sé precisando che l’ambiziosa agenda di riforme in cantiere non avrà un immediato impatto sulla sua visione della qualità del credito dell'Italia (BBB/Stable/A-2). «Il nuovo governo di "unità nazionale" italiano, guidato dall'ex presidente della Bce Mario Draghi, ha detto che si concentrerà sulla risposta alla pandemia e sul sostegno alla ripresa economica – si legge nel bollettino -. Il governo, una coalizione di sei partiti, inizierà anche a elaborare un piano strategico per investire la quota di circa 200 miliardi di euro del fondo Next Generation Ue. Ci si aspetta che il nuovo governo, che rappresenta quasi il 90% dei seggi parlamentari, una maggioranza più ampia di qualsiasi altro governo del dopoguerra, possa riformare l'economia italiana, il quadro fiscale e il sistema giudiziario».

L’agenzia ha poi messo in evidenza che «Draghi ha solo due anni per raggiungere i suoi obiettivi. Le sfide strutturali a lungo termine dell'Italia includono l'invecchiamento della popolazione, i mercati dei prodotti e del lavoro altamente regolamentati, le grandi disparità economiche ed educative tra il nord e il sud, e gli scarsi risultati nell'attrarre investimenti dal resto del mondo. Il nuovo governo dovrà anche monitorare da vicino la salute del settore finanziario, data la sua bassa redditività e l'alta esposizione alle piccole e medie imprese, colpite duramente dalla pandemia».

Nel focus gli aiuti anti-Covid e gli effetti possibili sul debito dell’Italia «Dall'anno scorso, il governo italiano ha accettato di emettere garanzie fino al 25% del Pil per sostenere la liquidità di famiglie e imprese. Se queste garanzie dovessero essere richieste, il debito pubblico aumenterebbe oltre le nostre attuali aspettative» ha precisato l’agenzia di rating.

S&P ha anche detto di prevedere un rimbalzo economico in Italia del 5,3% nel 2021, supponendo che la situazione sanitaria si normalizzi e che gli stimoli fiscali e monetari restino in vigore. Nel 2020, il Pil si è contratto dell'8,8% poiché le restrizioni della COVID-19 hanno pesato sui consumi privati e sugli investimenti. «Eppure l'Italia è probabilmente ancora in una posizione leggermente migliore di alcuni dei suoi vicini, grazie al suo settore manifatturiero relativamente grande, che è stato meno colpito del settore dei servizi dal secondo blocco. Se l'Italia, destinata ad essere il più grande beneficiario del Fondo Ue, utilizzerà efficacemente la sua quota, ciò potrebbe stimolare gli investimenti pubblici, che sono stati inferiori di circa il 30% rispetto a prima dell'ultima crisi finanziaria» si legge nel bollettino.


FONTE: LA STAMPA



CON LA SVOLTA GREEN DI SINGAPORE, NUOVE OPPORTUNITA' PER IL MADE IN ITALY

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 10.30

Non solo hub finanziario internazionale e calamita di innovazione, ma anche futuro polo per gli investimenti in nome della sostenibilità. Con il Green Plan 2030 annunciato la settimana scorsa Singapore punta dritto sugli Obiettivi dell’Agenda Onu e si aggiunge alla lista dei Paesi che intendono cogliere gli effetti benefici dell’onda verde per l’economia. «Una grande opportunità anche per le imprese del Made in Italy. A partire da tutta la filiera del settore alimentare, dall’agritech e dall’automotive», dice Alberto Maria Martinelli, presidente della Camera di Commercio italiana a Singapore (Iccs) che proprio in questi giorni festeggia i 30 anni di attività.

Il piano verde

Tra le misure annunciate figurano l’intenzione di quadruplicare l’energia solare entro il 2025 e di incentivare l’auto elettrica entro il 2040. Ma anche l’ambizione di diventare un centro di prim’ordine di finanza green, punto di riferimento per l’Asia e il mondo e l’attrazione di attività di R&S in chiave innovativa.

La città-Stato a circa 10mila chilometri dall’Italia non è una meta sconosciuta alle imprese del made in Italy che rappresentano il ventesimo posto tra i suoi fornitori con una quota di mercato dell’1,2% rimasta stabile nel corso degli anni. Nel 2019 le esportazioni italiane ammontavano a 1,96 miliardi di euro, ma gli effetti della pandemia si sono fatti sentire anche qui: nei primi sei mesi del 2020 l’export italiano ha registrato una battuta d’arresto del 13%. La gestione del Covid e le misure messe in campo rendono però quest’area una delle più promettenti nei prossimi mesi, tanto che Prometeia l’ha annoverata tra le cinque rotte per l’export quest’anno.


FONTE: SOLE24ORE



CONFINDUSTRIA, IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI SOLO PER LE ATTIVITA' FERMATE

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 08.50

La riforma degli ammortizzatori sociali «è strettamente connessa al blocco dei licenziamenti. Su questo aspetto ci vuole pragmatismo e un approccio empirico». Così il vicepresidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Stirpe, all'incontro con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. «Dove ci sono attività ferme perché il governo decide di fermarle è giusto che ci sia il blocco dei licenziamenti. Ma dove non ci sono condizioni di sospensione per legge, ma riduzione di attività dovute al mercato, dobbiamo consentire alle aziende di potersi riposizionare per far ripartire il mercato del lavoro», ha detto.

 

Così come per le attività fermate per decisione del governo «è corretto che ci sia il riconoscimento dei costi di gestione e il differimento degli oneri fiscali e contributivi», ha sottolineato Stirpe. Per quanto riguarda le priorità da affrontare nel breve e nel medio termine, Stirpe ha rimarcato che «la prima necessità è quella di fare la riforma degli ammortizzatori. Se ne parla da tanto tempo, abbiamo presentato la nostra proposta il 16 luglio, sono passati 7 mesi e non abbiamo ancora avuto modo di discuterne. Nei prossimi giorni invieremo ancora il nostro punto di vista perché la riforma degli ammortizzatori sociali è strettamente connessa al blocco dei licenziamenti». Inoltre, «se affrontiamo il problema della riforma degli ammortizzatori potremo anche finalmente affrontare il tema del reddito di cittadinanza, che non dà nessuna risposta in termini di politiche attive. Sarebbe anche utile rivedere alcune storture causate dal decreto Dignità in merito al contratto a termine, mitigando quegli aspetti che rischiano di bloccare la ripresa occupazionale in settori particolarmente colpiti dal Covid come quello dei servizi», ha concluso il vicepresidente di Confindustria.

 

 

 


FONTE: LA STAMPA



DRAGHI, RIFORMA DEL FISCO AFFIDATA AD ESPERTI

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 08.25

Fisco, scuola, giovani, Europa, salute, futuro. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, si è presentato al Senato per far ottenere la fiducia al proprio governo, affrontando, in una relazione lunga poco più di un'ora, i temi e gli ambiti su cui vuole dare priorità. «Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilità nazionale. Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti". Si è presentato così Draghi. "Nel commosso ricordo di chi non c'è più cresce il nostro impegno. Prima di illustrarvi il mio programma, vorrei rivolgere un altro pensiero, partecipato e solidale, a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni", ha dichiarato il neo presidente del consiglio. Draghi ha poi annunciato che "ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole". Parole che sono state accolte con un applauso dall'emiciclo. Appalusi e qualche buu quando Draghi ha citato l'ex premier. "Ringrazio il mio predecessore Giuseppe Conte che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall`Unità d`Italia". Draghi ha poi fatto notare che "la crescita di un`economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un Paese". "Si è discusso molto sulla natura di questo governo. La storia repubblicana ha dispensato una varietà infinita di formule. Nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l`onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca", ha aggiunto il presidente del Consiglio. "Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti, dei propri elettori come degli elettori di altri schieramenti, anche dell`opposizione, dei cittadini italiani tutti. Questo è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l`alta indicazione del capo dello Stato", ha dichiarato Draghi. Il capo del governo ha poi sottolineato che "la durata dei governi in Italia è stata mediamente breve ma ciò non ha impedito, in momenti anche drammatici della vita della nazione, di compiere scelte decisive per il futuro dei nostri figli e nipoti. Conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni". Perché "questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti". Draghi ha poi messo in chiaro che "questo governo nasce nel solco dell'appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all'Unione europea, e come protagonista dell'Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori. Sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro, significa condividere la prospettiva di un'Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione". "Gli Stati nazionali - ha aggiunto - rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa. Anzi, nell'appartenenza convinta al destino dell'Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell'Unione europea. Senza l'Italia non c'è l'Europa. Ma, fuori dall'Europa c'è meno Italia. Non c'è sovranità nella solitudine. C'è solo l'inganno di ciò che siamo, nell'oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere. Siamo una grande potenza economica e culturale. Mi sono sempre stupito e un pò addolorato in questi anni, nel notare come spesso il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro. Dobbiamo essere più orgogliosi, più giusti e più generosi nei confronti del nostro Paese. E riconoscere i tanti primati, la profonda ricchezza del nostro capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano". Draghi ha poi sottolineato che "le previsioni pubblicate la scorsa settimana dalla Commissione europea indicano che sebbene nel 2020 la recessione europea sia stata meno grave di quanto ci si aspettasse, e che quindi già fra poco più di un anno si dovrebbero recuperare i livelli di attività economica pre-pandemia, in Italia questo non accadrà prima della fine del 2022, in un contesto in cui, prima della pandemia, non avevamo ancora recuperato pienamente gli effetti delle crisi del 2008-09 e del 2011-13".

 

Quindi le cose da Fare. Draghi ha illustrato a chiare lettere i piani programmatici entro i quali si muoverà l'esecutivo da lui presieduto. "Questa situazione di emergenza senza precedenti impone di imboccare, con decisione e rapiditá, una strada di unitá e di impegno comune", ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che "gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenutene le quantitá sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente". "Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari - ha proseguito - Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private". Draghi ha parlato dell'esigenza di "aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanitá. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanitá territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base".

 

Capitolo scuola. "Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà". "Occorre rivedere - ha aggiunto - il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall'esperienza vissuta dall'inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza. È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo. Infine è necessario investire nella formazione del personale docente per allineare l'offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni".

 

Sul lavoro Draghi è stato chiaro: "Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche". "Alcune - ha aggiunto - dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi". "Il nostro sistema di sicurezza sociale è squilibrato, non proteggendo a sufficienza i cittadini con impieghi a tempo determinato e i lavoratori autonomi", ha poi detto il presidente del Consiglio secondo il quale "la pandemia ha provocato gravi e con pochi precedenti storici effetti sulla diseguaglianza. In assenza di interventi pubblici il coefficiente di Gini, una misura della diseguaglianza nella distribuzione del reddito, sarebbe aumentato, nel primo semestre del 2020, di 4 punti percentuali, rispetto al 34.8% del 2019. Questo aumento sarebbe stato maggiore di quello cumulato durante le due recenti recessioni". "Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un'attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche", ha detto Draghi. "Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare l'ambiente, cioè almeno non sciupare, città d'arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato".

 

 

 


FONTE: ITALIAOGGI



DRAGHI PRESENTA I SUOI MINISTRI

Pubblicato il 13 febbraio 2021 alle 08.50

l premier incaricato Mario Draghi è arrivato alle 19 di questa sera al Quirinale dove ha sciolto la riserva e e ha consegnare al presidente della Repubblica la lista dei ministri che poi il presidente della Repubblica sarà chiamato a nominare. Il giuramento è previsto per domani mattina, sabato, alle 12. Era stata una nota del Colle a dare l'annuncio: "Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, riceverà oggi, alle ore 19.00, al Palazzo del Quirinale, il Presidente del Consiglio incaricato, Professor Mario Draghi". Dopo circa 45 minuti, tanto è durato il colloquio, il presidente del consiglio in pectore. preceduto dal segretario generale della presidenza della Repubblica, Ugo Zampetti, e dal portavoce del Quirinale Giovanni Grasso, ha annunciato: "Vi leggo la comosizione del governo. Federico D'Inca (M5S), Rapporti con il parlamento, Vittorio Colao Innovazione e Transizione digitale, Renato Brunetta (Fi) Pubblica amministrazione, Mariastella Gelmini Fi) Affari generali e auronomie, Mara Carfagna (Fi) Sud, Fabiana Dadone (M5S) Politiche giovanii, Elena Bonetti (Italia viva), Pari opportunità e famiglia, Erica Stefani (Lega) disabilità, Massimo Garavaglia (Lega) Turismo, Luigi Di Maio (M5s) Esteri, Luciana Lamorgese (tecnico) Interno, Marta Cartabia (tecnico) Giustizia, Lorenzo Guerini (Pd) Difesa, Daniele Franco (tencico) Economia, Giancarlo Giorgetti (Lega) Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (M5S) Politiche agricole, Roberto Cingolani (tecnico) Ambiente-Transizione ecologica , Enrico Giovannini (tecnico) Trasporti e Infrastrutture, Andrea Orlando (Pd) Lavoro, Patrizio Bianchi (tecnico) Istruzione, Cristina Messa (tecnico) Ricerca, Dario Francescini (Pd) Cultura, Roberto Speranza (Leu), salute, sottosegretario di Stato per la presidenza del consiglio Roberto Garofoli".


FONTE: ITALIAOGGI



CONFINDUSTRIA: L'IRAP HA FATTO IL SUO TEMPO, VA ELIMINATA

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 10.10

"Oggi l'Irpef, l'imposta principale del nostro ordinamento, sembra uscita dal bisturi del Dr. Frankenstein: tenuta solo dal filo ideale di tassare il reddito personale". E' il giudizio, severo, espresso da Confindustria in audizione in Parlamento sulla riforma dell'Imposta sul reddito delle persone fisiche. "Serve un progetto di riforma a tutto tondo che riguardi non solo l'Irpef ma l'intero sistema fiscale" ha detto Così Emanuele Orsini, vicepresidente dell'associazione delle imprese, aggiungendo però che "le risorse stanziate (2 miliardi l'anno) sono esigue. Recuperare risorse dall'evasione va bene, ma non offre garanzie. Servirà quindi rimodulare il prelievo nelle imposte e tra le imposte del sistema fiscale".

Secondo Confindustria poi è tempo di pensionare anche l'Irap, l'imposta sulle attività produttive che concorre al finanziamento della sanità regionale. "L'Irap è un'imposta che ha fatto il suo tempo. Dopo la cancellazione temporanea dei versamenti del tributo dovuti nel 2020, il Legislatore ha un'occasione storica per eliminarla del tutto. Si avrebbero enormi benefici in termini di semplificazione e attrazione di nuovi investimenti", ha detto ancora Orsini, sottolineando che Confindustria "è pronta a fare la sua parte" · "Anche la tassazione delle imprese va migliorata". ha aggiunto.

Quanto alla patrimoniale, secondo Confindustria il punto non è "se" introdurne una, ma "come riorganizzare le 17 che abbiamo già". "Gran parte del dibattito sull'imposta patrimoniale in Italia si concentra intorno agli immobili residenziali e alla prima casa. Un catasto obsoleto - la cui riforma è lunga e costosa - la congiuntura e le esperienze del passato invitano alla cautela", ha detto.


FONTE: REPUBBLICA



UN LAVORATORE SU TRE IN CASSA INTEGRAZIONE

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 09.10

Dall’inizio della pandemia quasi 7 milioni di lavoratori dipendenti privati hanno avuto bisogno della cassa integrazione. Considerando che i dipendenti privati sono meno di 15 milioni, è come dire che quasi uno su due è finito sotto ammortizzatori sociali (oltre alla cassa integrazione, l’assegno pagato dai fondi bilaterali di solidarietà ). Un dato che si sposa con quello delle aziende che hanno fatto ricorso alla cassa: circa il 55%, secondo valutazioni dell’Inps. Ai dipendenti privati sussidiati si devono poi sommare una parte degli artigiani e dei lavoratori in somministrazione (in tutto una platea potenziale di 1,5 milioni) che non passando per l’Inps non vengono quantificati nel report col quale l’istituto presieduto da Pasquale Tridico ha fatto il punto della situazione all’8 febbraio. Considerando che gli occupati in Italia sono in tutto 22,8 milioni, quasi uno su tre è stato assistito col sussidio che scatta per i periodi di sospensione dal lavoro con la causale Covid-19 (fin dall’inizio della pandemia la cassa in deroga è stata estesa alle aziende con meno di 5 dipendenti).

Per avere un’idea del fenomeno senza precedenti, basti dire che l’afflusso di richieste di cassa integrazione è stato, nel 2020, di «circa venti volte superiore rispetto al 2019», sottolinea l’Inps. Che ha garantito il pagamento del sussidio in forma diretta a più di 3,6 milioni di lavoratori mentre altri 3,4 milioni hanno ricevuto l’assegno dalla loro azienda, che poi lo a recuperato in sede di conguaglio con la stessa Inps.

In tutto, quindi, 7 milioni di lavoratori, anche se in realtà, spiegano i tecnici dell’Inps, sono un po’ meno, perché c’è una piccola area di sovrapposizione tra i due insiemi in quanto alcuni lavoratori hanno ricevuto parte delle mensilità del sussidio come anticipo e parte in forma diretta e quindi sono contati due volte.

I lavoratori che ancora non hanno ricevuto il pagamento di alcuna mensilità di cassa integrazione, si legge nel report, sono «circa 11mila, per la maggior parte riferibili a domande recenti, presentate nel 2021». Nonostante le proteste di questi beneficiari e di coloro che magari hanno ricevuto un primo pagamento ma sono in attesa delle successive mensilità, circa 13mila, l’Inps rivendica di avere definito il 98% delle domande ricevute da parte delle aziende: l’89,8% è stato autorizzato al pagamento, l’8% respinto e il 2,2%, circa 74 mila domande, è «in corso di autorizzazione», di cui «quasi la metà giunte a gennaio ».

Anche per i pagamenti diretti l’Istituto parla di «accelerazione» delle procedure: pagate 17.628.137 mensilità di integrazione salariale a 3.662.888 di lavoratori su 17.785.986 richieste per 3.673.786 lavoratori, con un differenza appunto di circa 11 mila. Una parte delle domande in stand by «non possono per ora essere definite, in attesa o della conversione in legge del decreto-legge cosiddetto “milleproroghe”, o del provvedimento denominato “ristori 5”, nei quali è presente un emendamento per la proroga dei termini».

Ci sono infine 455 lavoratori per iquali non è stato autorizzato alcun pagamento, nonostante le domande risalgano a prima dello scorso settembre perché sono state riscontrati irregolarità e tentativi di truffa.


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



ENTRO IL 2022 IL PIL EUROPEO TORNERA' AI LIVELLI PRE-PANDEMIA. MA NON L'ITALIA

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 09.10

Pubblicando giovedì 11 febbraio le sue previsioni economiche d'inverno, la Commissione europea si è voluta “cautamente ottimista” sul futuro della congiuntura, tuttora ostaggio della pandemia virale. L'esecutivo comunitario vede “la luce in fondo al tunnel” e si dice convinta di un ritorno ai livelli economici precedenti la crisi sanitaria entro il 2022. Ciò detto, alla luce anche del caso italiano, sottolinea come la ripresa rischi di essere a macchia di leopardo.

Secondo la Commissione europea, superato un primo trimestre particolarmente difficile a causa delle nuove misure di confinamento in numerosi paesi europei, l'economia dovrebbe rimbalzare nella primavera e poi nella seconda parte dell'anno. L'ottimismo dipende tutto dai nuovi vaccini anti-Covid 19 che dovrebbero essere finalmente a disposizione di una larga fetta della popolazione. Come detto, tuttavia, l'impatto della pandemia colpisce gli stati membri in modo diverso tra loro. In pillole, ecco le nuove previsioni dalla Commissione europea. La zona euro dovrebbe crescere nel 2021 e nel 2022 del 3,8% in entrambi gli anni. Il dato per quest'anno è inferiore alla stima d'autunno (4,2%), mentre quello per l'anno prossimo è superiore alle previsioni precedenti (3,0%).

Economia europea a livelli pre-pandemia nel 2022

L'Italia potrebbe fare peggio della media, con una crescita del 3,4 e del 3,5% (in autunno le previsioni erano del 4,1% e del 2,8%). A titolo di confronto, la crescita in Francia è prevista del 5,5 e del 4,4%.Riassume il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni: “L'economia europea dovrebbe tornare ai livelli economici precedenti la pandemia nel 2022, prima di quanto previsto in precedenza - anche se la produzione andata persa nel 2020 non sarà recuperata così rapidamente, o allo stesso ritmo in tutta la nostra Unione. Questa previsione è soggetta a molteplici rischi, legati per esempio a nuove varianti del virus Covid-19 e alla generale situazione epidemiologica».

Al tempo stesso, Bruxelles spera nell'impatto benefico del nuovo Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro (di cui circa 200 potrebbero andare all'Italia sotto forma di sussidi e prestiti). Il nuovo strumento, che dovrebbe vedere la luce in primavera, potrebbe indurre “una crescita più forte del previsto, dato che i finanziamenti previsti non sono stati ancora incorporati in queste stime”.

Italia sotto la media

Lo stesso aveva notato lunedì la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde dinanzi al Parlamento europeo. La ripresa economica a macchie di leopardo è dovuta in parte al fatto che nei paesi dove il settore del turismo è particolarmente importante il confinamento sta colpendo più duramente. Nota la Commissione a proposito dell'Italia: “Il prodotto interno lordo reale rischia di non tornare ai livelli del 2019 entro la fine del 2022”. Al tempo stesso, Bruxelles spera nell'impatto positivo del Fondo per la Ripresa. I consumi riprenderanno con la fine del confinamento, ma la Commissione si aspetta dagli italiani un atteggiamento comunque prudente.

Bruxelles spera nell'impatto benefico del nuovo Fondo per la Ripresa da 750 miliardi di euro (di cui circa 200 potrebbero andare all'Italia sotto forma di sussidi e prestiti). Il nuovo strumento, che dovrebbe vedere la luce in primavera, potrebbe indurre “una crescita più forte del previsto, dato che i finanziamenti previsti non sono stati ancora incorporati in queste stime”. Lo stesso aveva notato lunedì la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde dinanzi al Parlamento europeo.

L’impatto del Recovery Fund

Fiducioso che il prossimo governo italiano presieduto da Mario Draghi sarà “efficiente ed europeista”, il commissario Gentiloni ha precisato: “In autunno avevamo previsto che il Fondo per la Ripresa potrebbe avere un impatto medio sul Pil del 2% negli anni in cui sarà operativo. Gli Stati che però hanno un Pil pro-capite sotto la media europea (come l'Italia, ndr) avranno una spinta più forte: considerando uno stimolo di sei anni, il livello del Pil 2021-2026 potrebbe essere più alto, del 3%-3,5%, rispetto a uno scenario senza Fondo per la Ripresa”.

In questo contesto, il commissario Gentiloni consiglia ai paesi di agire con flessibilità quando si tratterà di ritirare le speciali misure di sostegno al lavoro (la cassa integrazione in Italia). “La decisione di come uscire da questa situazione di emergenza (…;) è una decisione politica molto molto importante. Farlo prima rischia di diminuire le chances di ripresa. Farlo troppo tardi rischia di alimentare un'illusione che poi si traduce in effetti sociali ancora più difficili”. Per ora, comunque sarebbe prematuro.


FONTE: SOLE24ORE