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Rassegna stampa

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IL GOVERNO STUDIA APERTURE GRADUALI DOPO LA PASQUA

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 10.05

Mentre si avvicina per l’Italia la seconda Pasqua in lockdown con il Paese intero in fascia rossa nel fine settimana festivo (3, 4 e 5 aprile), il Governo è impegnato nella definizione del nuovo decreto Covid che stabilirà le regole fino alla fine del mese prossimo (30 aprile). Un Consiglio dei ministri potrebbe tenersi martedì o mercoledì per approvare il provvedimento ma nel frattempo sulla questione delle possibili riaperture prosegue il pressing di Matteo Salvini che ha sfumato i toni lasciando cadere la minaccia di non far votare i provvedimenti agli esponenti leghisti al Governo e in Parlamento.

Il programma

Il programma di lavoro che si sono dati governo e Regioni prevede lunedì 29 marzo un incontro sul piano vaccinale tra le Regioni e i ministri Roberto Speranza e Mariastella Mariastella Gelmini, il commissario Covid Francesco Paolo Figliuolo e il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio al quale prenderà parte anche il premier Mario Draghi. La verifica delle misure ci sarà invece a metà mese, quando si riunirà la cabina di regia che valuterà l’andamento della curva dei contagi. Se, in base alla verifica sui dati, la situazione dovesse migliorare il governo potrebbe prendere in considerazione alcune riaperture. Sono i «cambiamenti in corso» possibili di cui ha parlato il premier nella conferenza stampa di venerdì 26 marzo.

La linea del governo

La linea del premier non cambia: guardare i numeri, che devono essere i più puntuali possibili, per poter prendere decisioni su dati sempre aggiornati. Il timore dell’ala “rigorista”, capitanata dal ministro della Salute Roberto Speranza,e che il premier condivide, è che con numeri fuori controllo si comprometta la campagna vaccinale che deve prendere a viaggiare a ritmo sostenuto per raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo però non significa tenere chiuso a oltranza: il presidente del Consiglio è pronto a modificare il nuovo decreto anche in corsa se la situazione lo consentirà.

Bar e ristoranti

Il nuovo decreto rinnoverà di fatto tutte le misure attualmente in vigore e confermerà il sistema delle fasce ma per tutto aprile non ci saranno regioni in giallo. Per bar e ristoranti varranno, quindi, le regole imposte dalla fascia arancione e rossa: vietato consumare cibi e bevande all’interno dei locali e nelle loro adiacenze. Consentita solo la vendita con asporto di cibi e bevande dalle 5 alle 22 (fino alle 18 per bar senza cucina). Se la situazione migliorasse, però, bar e ristoranti potrebbero riprendere ad accogliere clienti almeno a pranzo (come accade in zona gialla).

Cinema e teatri

La cancellazione della fascia gialla fino al 30 aprile ha fatto saltare a data da destinarsi la riapertura di cinema e teatri che era stata prevista per il 27 marzo. L’ipotesi è riaprire le sale nelle zone con minori contagi. Gli spettacoli sarebbero svolti con posti a sedere preassegnati e distanziati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori che non siano abitualmente conviventi.

Piscine e palestre

Ancora lontana, invece, la possibilità di andare in palestra o in piscina. Restano vietati gli sport di contatto e di squadra ed è consentita solo l’attività motoria individuale all’aperto come la camminata, la bici e la corsa. Se la situazione dovesse migliorare si potrebbe pensare a lezioni individuali o su prenotazioni.

Scuola

Il governo, secondo l’espressione usata da Speranza, ha deciso di investire il “tesoretto” garantito dai primi segnali di inversione della curva sulla scuola: dopo Pasqua si tornerà in presenza fino alla prima media nelle zone rosse, mentre in quelle arancioni saranno in classe tutti gli studenti fino alla terza media e al 50% quelli delle superiori. Il dibattito sul ritorno in classe per tutti è ancora aperto.


FONTE: SOLE24ORE



COVID, IL VIGNETO ITALIA HA PERSO IL 25% SUL MERCATO INTERNO

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 08.55

«Il mercato interno nel 2020 ha perso un quarto del proprio valore, mentre gli ordini globali dell’horeca internazionale nello stesso periodo hanno accusato una contrazione di oltre il 50%. ll mercato mondiale del vino potrà tornare ai livelli pre-Covid non prima della fine del 2022, dopo aver subito un danno di oltre 100 miliardi di dollari dovuto alla contrazione del canale horeca». Il presidente dell'Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona, illustra così il report dell’Osservatorio che mette in luce come «la flessione registrata sui fatturati italiani è la prima dal 2009, anno della crisi finanziaria globale, soprattutto a causa di forti contrazioni sul mercato interno». Qui il trend 2020 a valore ha segnato un -24%, con un volume di invenduto rispetto all’anno precedente di 3 milioni di ettolitri. L’anno del Covid, secondo Uiv, se da una parte ha evidenziato una fortissima disparità nelle performance delle diverse realtà aziendali, dall’altra ha segnato storici cambiamenti all’interno dei propri canali di vendita: per la prima volta infatti i volumi degli acquisti in Gdo hanno superato quelli dell’horeca, tradizionalmente il canale a maggior valore aggiunto. In generale in Italia il calo a valore degli ordini della ristorazione (-38%), delle enoteche (-23%) e della vendita diretta (-19%) è stato solo parzialmente compensato dalla Gdo (+12%), per un saldo negativo alla vendita di oltre 3 miliardi di euro.

Con questi numeri è evidente come il Vigneto Italia guardi con attenzione alla road map di Vinitaly presentata nei giorni scorsi e che vede nella special edition in presenza e riservata ai soli buyer il punto di arrivo. «L'obiettivo è rimettere Vinitaly al centro della politica sul vino e sull'agricoltura - ha detto il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli -. E' un evento fondamentale, speriamo che l'uscita dalla pandemia possa avvenire anche prima di ottobre. I settori agroalimentare e vinicolo italiani hanno hanno bisogno di eventi in presenza, di promozione, e di riprendere le iniziative che la pandemia ha interrotto». A dare il peso del settore nel Pil italiano è stato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: "il vino italiano - ha ricordato - esprime un valore alla produzione di circa 12 miliardi e un export che nel 2020 si è fermato a 6,3 miliardi di euro, in flessione del 2,3%. In questo scenario ritornare a programmare e a fare eventi in presenza è ancora più fondamentale. Lo confermano gli operatori nazionali ed esteri di Vinitaly in un sondaggio realizzato tra dicembre e gennaio scorsi: oltre il 30% del campione ha evidenziato che partecipare alle fiere sarà ancora più importante che in passato». Secondo Sandro Boscaini, presidente di Federvini, «occorre un intervento di sistema, per il quale richiamiamo l’attenzione del Governo per l’utilizzo dei fondi NextGenerationEu a supporto delle imprese, per la semplificazione normativa e per il sostegno al settore Ho.Re.Ca., pilastro fondamentale dello stile di vita italiano, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo».

Del resto come ha spiegato Wolfgang Raifer Direttore Generale Cantina di Soave, «il ritorno alla normalità non sarà rapido, bisogna considerare che il Covid ha danneggiato economicamente molte famiglie e che il vino non è un bene di prima necessità. Per quanto riguarda l’immediato futuro, continueremo a puntare soprattutto sul canale della Gdo e sull’e-commerce, che ci hanno dato soddisfazione nel corso del 2020 (+6% le vendite nel moderno e discont), in attesa che riparta il canale tradizionale».


FONTE: LA STAMPA



CASHBACK, PERCHE' DRAGHI VUOLE CANCELLARLO

Pubblicato il 29 marzo 2021 alle 08.50

Per il Cashback non c’è pace. Prima il Covid e le difficoltà tecniche che ne rimandarono l’inaugurazione all’8 dicembre del 2020, ora l’astio di quelli che durante il Conte Bis erano i partiti all’opposizione e che oggi sono al fianco di Mario Draghi: Lega e Forza Italia. Il pressing dei due partiti sul governo (ai quali si unisce Fratelli d’Italia) è stato forte negli ultimi tempi. La richiesta è quella di cancellare il programma e utilizzare il denaro in altro modo, magari già a luglio, dopo solo un semestre di attività.

 

Lo stesso sottosegretario al ministero dell’Economia, Claudio Durigon, in quota Lega, aveva avanzato la possibilità: dirottare i fondi (già stanziati) per finanziare il decreto Sostegni. «Dobbiamo rivedere le risorse del Cashback e portarle in un ambiente che serve più a ristoranti, commercianti, dobbiamo mettere a sistema delle idee di garanzie per imprese e commercio che siano adeguate a una ripartenza vera», aveva detto Durigon. Poi, quella che è sembrata una retromarcia. Il sottosegretario il 24 marzo, rispondendo a una interrogazione in commissione Finanze della Camera, illustrando i dati relativi al Cashback ha riconosciuto che il programma «ha costituito un segnale positivo per i pagamenti digitali soprattutto per la percentuale della quota dei pagamenti elettronici sul numero totale di transazioni». Tanto da arrivare al punto di chiederne l’allungamento di un anno: «Credo che sia giusto poter verificare l’effettività di questo utilizzo anche sul prossimo anno, è uno dei temi che al ministero io ho chiesto di poter valutare». Attualmente si prevede che il programma Cashback prosegua fino a giugno 2022.

 

L’entusiasmo dei grillini

 

Immediata la reazione trionfale del Movimento 5 Stelle: «I dati sul Cashback riportati dal sottosegretario leghista Durigon, che si diceva contrario alla misura, sono estremamente positivi». E infatti lo stesso leghista ha spiegato che «il programma sta facendo registrare un numero sempre crescente di aderenti, passati da quasi 6 milioni nel periodo sperimentale del dicembre 2020, con più di 4 milioni di utenti attivi, a più di 8,5 milioni con 7 milioni di utenti attivi». E se l’obiettivo era quello di strappare i piccoli pagamenti al contante, è stato centrato dato che «oggi il 56,6% di tutte le transazioni del programma ha un importo inferiore ai 25 euro», ha detto Durigon, e riguardano appunto «soprattutto i micropagamenti interessati dall’utilizzo del contante». Aumenta anche il numero degli strumenti di pagamento registrati, «passati da 9,6 milioni in dicembre 2020 a più di 14 milioni nelle due settimane di marzo, con gli strumenti attivi passati dai 6,7 milioni di dicembre ai 9,7 di febbraio, con un incremento di media del 20% mese su mese, e un analogo trend di crescita a marzo». Numeri che non sembrerebbero giustificare le accuse di Giorgia Meloni che appena il 23 marzo aveva definito la «lotta al contante» qualcosa che «non produce niente e che ci sta facendo buttare miliardi di euro».

 

La corsa al «Super cashback» con scorciatoie

 

A dar man forte ai critici però c’è anche la corsa, con scorciatoie, al Super Cashback, il maxi premio da 1.500 euro. Come si ricorderà, il tutto è nato dalla denuncia di alcuni gestori dei distributori di benzina e delle stazioni di servizio che si sono resi conto, all’inizio dell’anno, dell’aumento di micro transazioni alle pompe di benzina da parte di chi, per aumentare le chance di entrare tra i primi 100.000 per uso di moneta elettronica e vincere così il super premio semestrale, si era messo a frazionare il pieno dell’auto in decine di piccoli rifornimenti. Durigon ha però spiegato che per «quanto riguarda i comportamenti distorsivi dell’uso di pagamenti elettronici segnalati, l’incidenza delle condotte anomale sul totale complessivo (ad esempio più di 10 pagamenti allo stesso esercente) è dello 0,2% del totale», con transazioni che si collocano tra 30 centesimi e 5 euro». Percentuale quasi irrisoria, verrebbe da dire, che Durigon ha comunque spiegato essere soggetta a «una costante attività di monitoraggio da parte di PagoPa per individuare operazioni anomale e abusive e adottare i necessari interventi correttivi, fino all’esclusione dal programma».

 

In estate l’accredito del primo semestre

 

Partito ufficialmente a gennaio, dopo una fase sperimentale di tre settimane a dicembre, il Cashback di Stato prevede — è bene ricordarlo — il rimborso del 10% degli acquisti fatti con moneta elettronica (carte di credito, bancomat, app di pagamento, ecc), fino a un tetto massimo di 300 euro all’anno (150 euro a semestre). Il rimborso massimo per ogni transazione è di 15 euro e il numero minimo dei pagamenti richiesti è di 50. Il primo accredito per coloro che vi hanno aderito c’è stato a fine febbraio (per gli acquisti fatti in dicembre); il prossimo accredito è previsto entro 60 giorni dal 30 giugno, termine del primo semestre.

 

Draghi a caccia di nuove risorse per i vaccini

 

Ufficialmente il programma terminerà nel giugno 2022, ma Draghi ha bisogno di nuove risorse per aumentare i fondi per i vaccini. E anche se il 4 marzo scorso la viceministra all’Economia, Laura Castelli, aveva smentito le ipotesi di abolizione del programma che erano iniziate a circolare, e nonostante il primo bilancio positivo di Durigon, un cambiamento per il Cashback non sembra così improbabile. Se non si avvererà l’opzione più drastica, ovvero la completa cancellazione, Draghi potrebbe indirizzarsi verso una soluzione più soft: di fatto una sorta di restyling che riveda la quota di rimborso al ribasso e magari la cancellazione del super premio, liberando così una parte dei fondi già stanziati a favore del decreto Sostegni.

 

 

 


FONTE: CORRIERE DELLA SERA



DECRETO SOSTEGNI: PER LOCALI E NEGOZI SCONTO DA 600 MILIONI SU BOLLETTE ELETTRICHE E -30% CANONE RAI

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 10.00

Tre mesi di sconto sulle bollette elettriche, per un valore di 600 milioni di euro, e riduzione del 30% per tutto il 2021 del canone Rai per locali, negozi e altre attività. Sono le misure contenute nel decreto legge Sostegni, “bollinato” dalla Ragioneria generale dello Stato e firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il testo comincerà il suo iter parlamentare dal Senato.

 

Canone Rai: taglio del 30% per bar e alberghi

 

Nella relazione tecnica che accompagna il provvedimento e ne illustra le misure distribuite su 43 articoli si legge che per le strutture ricettive nonché di somministrazione e consumo di bevande in locali pubblici o aperti al pubblico il canone di abbonamento alla Rai è ridotto del 30%. Per lo stesso anno è assegnata all'Agenzia delle Entrate la somma di 25 milioni di euro, al fine di riconoscere ai soggetti interessati un credito di imposta pari al 30% dell’eventuale versamento del canone intervenuto prima dell’entrata in vigore del decreto.

 

Sconto da 600 milioni sulle bollette di locali e negozi

 

Per locali e negozi previsti anche tre mesi di sconto sulle bollette elettriche per un valore di 600 milioni di euro. «L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente - si legge nella relazione tecnica - dispone, con propri provvedimenti, la riduzione delle spese sostenute dalle utenze elettriche connesse in bassa tensione, diverse dagli usi domestici» e «identificate come “trasporto e gestione del contatore” e “oneri generali di sistema”». L’Autorità dovrà '«rideterminare in via transitoria le tariffe di distribuzione di misure dell'energia elettrica e le componendi a copertura degli oneri generali di sistema, da applicare dal 1° aprile a 30 giugno».

 

Trasporto aereo: 28 settimane cig

 

Per i lavoratori impiegati nel settore del trasporto aereo arrivano 28 settimane di cassa integrazione, per un assegno medio di 800 euro, al costo di 186,7 milioni di euro. La norma prevede che possano essere erogata «al massimo 28 settimane collocate nel periodo tra il primo aprile e il 31 dicembre 2021».

 

Scuola: 300 milioni per sicurezza ed esami

 

Per favorire l'attività didattica, per il recupero delle competenze e della socialità di studenti e studentesse vengono messi in campo 3 00 milioni di euro. La misura prevede la spesa di 150 milioni da destinare alle «istituzioni scolastiche educative e statali, ivi incluse quelle della Sicilia, per garantire la continuità in sicurezza delle attività didattiche per il periodo che va da marzo a giugno e per lo svolgimento degli esami di Stato, nonché per consentire di programmare l’avvio del successivoanno scolastico 2021/2022 per i mesi che fanno da settembre a dicembre 2021». Con altri 150 milioni si punta invece ad '«assicurare alle singole istituzioni scolastice di poter continuare a contare su un budget congruo, rispetto alle diverse caratteristiche dimensionali e territoriali».

 

Scuola: 35 milioni per colmare gap didattica a distanza al Sud

 

Per il “Completamento del programma di sostegno fruizione delle attività di didattica digitale per le regioni del mezzogiorno” vengono stanziati 35 milioni di euro. Il capitolo punta a «garantire la fruizione della didattica a distanza» per gli studenti italiani delle regioni del mezzogiorno.

 

 

 


FONTE: SOLE24ORE



L'ACQUA VALE IL 17,5% DEL PIL MA SE NE PERDE LA META'

Pubblicato il 23 marzo 2021 alle 08.30

Per la Giornata mondiale dell’acqua, 22 marzo, è un fiorire di iniziative, impegni, promesse, richiami, appelli e proclami. Fra tanti documenti spicca quello di The European House-Ambrosetti: il valore dell’acqua è pari al 17,5% del Pil italiano ed è comparabile con il Pil di un Paese come il Sud Africa. Ma l’Italia è un Paese a rischio quando si parla di acqua e sviluppo sostenibile. E le perdite dagli acquedotti sono in crescita perché,

secondo quanto riporta Ambrosetti nel Libro Bianco 2021, frutto dell’Osservatorio Community Valore Acqua per l’Italia, oggi il nostro Paese è al 18° posto in Europa negli indici utilizzati per capire come la gestione efficiente della risorsa idrica impatti sui 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030, i cosiddetti “goal”.

La mappa della filiera

Il Libro Bianco «Valore Acqua per l'Italia 2021» contiene una mappatura completa della filiera estesa dell’acqua in Italia: i gestori degli acquedotti e chi eroga il servizio, il settore agricolo, gli usi industriali, i fornitori di tecnologia, le istituzioni che governano l’acqua. The European House–Ambrosetti ha riunito dal 2019 questa filiera nella Community Valore Acqua per l’Italia di cui oggi sono partner: A2A, Celli Group, MM, Smat, Acquedotto Pugliese, Anbi Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue, Schneider Electric, Sit Group, Fisia Italimpianti–Webuild, Soteco, Rdr, Consorzio Idrico Terra di Lavoro, Brianzacque, Padania Acque e Maddalena.

I numeri dell’acqua

Il Libro Bianco è frutto della raccolta dei dati economici pluriennali di 2 milioni di aziende operanti nella filiera estesa dell'acqua, per un totale di oltre 50 milioni di osservazioni, ed evidenzia che il fatturato del settore del ciclo idrico esteso nel periodo 2013-2019 è cresciuto del +4,4% in media all'anno, raggiungendo un valore di 21,4 miliardi di euro.

Da un punto di vista occupazionale cresce annualmente (sempre nel periodo 2013-2019) del +1,7%, il doppio rispetto a quello ottenuto dalla media delle imprese italiane e superiore alla media del settore manifatturiero, che è rimasto sostanzialmente fermo nel periodo (+0,1%).

In pratica, se si considerasse il ciclo idrico esteso come un unico settore, si posizionerebbe come 2° comparto industriale per crescita occupazionale nel periodo 2013-2019, su 50 settori censiti.

Pochi investimenti e acquedotti vecchi

Purtroppo il settore soffre di un limitato tasso di investimento. Con 40 euro per abitante all’anno (rispetto a una media europea di 100 euro), l’Italia è agli ultimi posti nella classifica europea per investimenti nel settore idrico, davanti solo a Romania e Malta. Le infrastrutture idriche sono vecchie e inefficienti.

Circa il 60% della rete idrica nazionale ha più di 30 anni e il 25% ha più di 50 anni.

Il 47,6% dell’acqua prelevata per uso potabile viene dispersa: 42% solo nelle reti di distribuzione, 10 punti percentuali in più di 10 anni fa, rispetto al 23% della media europea.

L’Italia beve in bottiglia

L’Italia è un Paese fortemente idrovoro con l’aggravante di uno spreco quasi sempre incontrollato. Con 153 metri cubi l’anno pro capite, l’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea per prelievi di acqua ad uso potabile (due volte superiore rispetto alla media europea).

Inoltre, con 200 litri pro capite consumati all’anno, è il primo Paese al mondo per consumi di acqua minerale in bottiglia (rispetto a una media europea di 118 litri), nonostante la qualità dell’acqua che esce dai nostri rubinetti sia la migliore d’Europa.

I rischi del clima

Da un punto di vista della sicurezza nazionale, l’acqua costituisce una reale vulnerabilità: il 21% del territorio nazionale è a rischio di disseccamento e desertificazione con eventi siccitosi sempre più frequenti che stanno colpendo le principali fonti idriche del Paese.

Il Libro Bianco sottolinea che l’Italia è a elevata vulnerabilità climatica, intesa come la scarsa capacità di adattamento a eventi legati al cambiamento climatico.

Next Generation e altre buone idee

Le opportunità di rilancio esistono e sono lungo quattro direttrici che dettano una vera Agenda per l’Italia. I fondi Next Generation EU, prevedono nel Recovery Fund un investimento di circa 20 miliardi di euro.

Un aggiornamento delle tariffe per finanziare in modo trasparente gli investimenti sulla rete infrastrutturale: un aumento di 10 centesimi della tariffa, che oggi è di 2,08 euro per metro cubo, potrebbe consentire 350 milioni di euro di investimenti nel ciclo idrico e circa 3.400 occupati, pesando per poco più di 8 euro addizionali l’anno per famiglia.

La transizione all’economia circolare, che punta sul riciclo e riuso delle acque, sulla captazione delle acque piovane e sullo sfruttamento virtuoso dei fanghi di depurazione.

Campagne informative. La transizione verso un sistema delle acque italiane più smart e sostenibile passa attraverso l’educazione dei cittadini.

Nel Mezzogiorno poca fiducia

Un terzo delle famiglie italiane continua a non fidarsi di bere l’acqua dal rubinetto, con picchi del 60% nelle Regioni del Sud (nello specifico, in Sardegna), mentre la gran parte delle famiglie italiane sottostimano il reale utilizzo medio, imputandosi meno della metà dell’utilizzo di acqua giornaliero: una famiglia di 4 componenti stima un utilizzo di 177 litri di acqua al giorno quando l’effettivo utilizzo è di oltre 500 litri.

Un convegno (web) il 23 marzo

Il Libro Bianco 2021 è stato presentato il 23 marzo nel corso di un Forum (https://eventi.ambrosetti.eu/valoreacqua2021/) con Valerio De Molli (Ambrosetti), Luca Mercalli (Società meteorologica Italiana), Silvia Bartolini (Commissione Europea), Edoardo Borgomeo (Università di Oxford), Ilaria Casillo (Commission Nationale du Débat Public), Andrea Guerrini (European Water Regulators Wareg), Federico Properzi (Un-Water), Alessia Rotta (Camera dei deputati), Alessandra Smerilli (Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium) e Benedetta Brioschi (Community Valore Acqua per l’Italia).


FONTE: SOLE24ORE



RISTORANTI, POCHI FONDI PER I SETTORI IN ATTESA

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 10.25

Ristoratori (quasi) a bocca asciutta in fatto di sostegni. Il Dl approvato venerdi dal Consiglio dei ministri, infatti, non prevede consistenti contributi dedicati in modo specifico alla categoria. Che, ormai da fine ottobre non solo è a “mezzo servizio”, ma è anche costretta a un’altalena di aperture e chiusure in linea con l’andamento dei contagi e i colori delle Regioni.

Il fondo per le attività più colpite

Stando al testo del Dl Sostegni, i pubblici esercizi potranno fare domanda per ottenere i contributi a fondo perduto - che tuttavia le associazioni di categoria vedono insufficienti in termini di importi, troppo limitati in proporzione alle perdite registrate - e ad essi verrà destinata una porzione dei 200 milioni che vanno a confluire, per il 2021, in un fondo per supportare i business maggiormente colpiti dalla crisi derivante dalle restrizioni anti-Covid: attività commerciali e di ristorazione nei centri storici, ma anche imprese che operano nel settore dei matrimoni e degli eventi. Un tesoretto che, a seguito di un decreto del ministero dell’Economia, sarà poi distribuito dalle Regioni e dalle province autonome.

Il decreto mette a budget anche un incremento di 250 milioni per il Fondo per il sostegno e lo sviluppo delle filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura per cui la legge di Bilancio 2021 aveva stanziato 150 milioni, probabilmente “avanzati” dalla rimodulazione del fondo ristorazione. Ma non ci sono indizi che lasciano immaginare che una parte dei 400 milioni previsti dal Dl Sostegni come ristoro per le attività del settore possa andare a progetti per rilanciare la filiera da monte a valle, che includano i ristoranti.

Una filosofia già incarnata dal fondo per la ristorazione introdotto dal decreto Agosto (Dl 104/2020) con uno stanziamento di 600 milioni di euro, successivamente ridotti a 450 milioni - divisi su due anni - dal decreto Ristori-quater (Dl 157/2020): un contributo a fondo perduto da 1.000 a 10mila euro per attività di ristorazione (ma anche agriturismo, catering) che avessero acquistato prodotti made in Italy.

Il contributo ai richiedenti nei numeri

Il fondo ristorazione, tuttavia, ha subito un percorso piuttosto travagliato - complici tempistiche dilatate che si sono sovrapposte, di fatto, alle chiusure dei ristoranti e alla crisi del governo Conte II - che non si è ancora concluso: delle circa 47mila domande pervenute - la maggior parte, circa 30mila, online sul Portale della ristorazione gestito da Poste Italiane - attualmente risulta liquidata solo la prima tranche. Il ministro Stefano Patuanelli, titolare delle Politiche agricole, in un question time alla Camera lo scorso 10 marzo, ha comunicato che solo 12.700 richiedenti (quindi poco più di un quarto) hanno già ricevuto il 90% del contributo atteso e, dopo aver fornito la documentazione prevista dalla normativa, riceveranno il restante 10% entro la fine del mese di marzo. Il che porterà a 87 milioni la somma complessiva delle erogazioni. La cifra liquidata a oltre tre mesi dalla chiusura del bando (15 dicembre) e a sette mesi dall’introduzione del bonus è ben lontana dai 450 milioni che il Mipaaf ha assegnato ai richiedenti (e, indirettamente, dovrebbero ricadere sulla filiera alimentare).

L’anticipo e i problemi di liquidità

Lo confermano i ristoratori: «La misura di per sé non ha avuto grande successo, sia per la complessità della documentazione da produrre sia perché le richieste per ottenere il contributo sono state aperte tardi, quando ormai molti ristoranti erano chiusi - spiega Matteo Musacci, vicepresidente di Fipe -, ma la cosa più importante è che la maggior parte dei richiedenti non ha ancora ricevuto l’anticipo in un momento in cui la liquidità scarseggia. C’è chi ha acquistato prodotti made in Italy per supportare la filiera contando sul contributo, e ora si trova in difficoltà a saldare le fatture ai fornitori». Sperando quindi in altri sostegni.

 


FONTE: SOLE24ORE



NELLO SHOPPING E' QUASI UN ADDIO AL CONTANTE

Pubblicato il 22 marzo 2021 alle 09.35

I pagamenti diventano sempre più a portata di smartphone. Cresce infatti l'utilizzo di dispositivi mobili e di device indossabili per saldare il conto, anche come conseguenza dell'emergenza sanitaria che ha portato molti consumatori ad abituarsi ai canali digitali e a quelle modalità che consentono di evitare contatti quando si fa shopping.

Lo scenario in Italia. Secondo l'ultima edizione dell'Osservatorio innovative payments della School of management del Politecnico di Milano, nonostante un calo generalizzato dei consumi di oltre il 13%, i pagamenti digitali nel 2020 hanno raggiunto un totale di 5,2 miliardi di transazioni, passando dal 29% al 33% del valore totale dei pagamenti in Italia con 268 miliardi di euro (-0,7% rispetto al 2019) e aumentando quindi la penetrazione rispetto al contante, che rimane però ancora il mezzo più utilizzato.

A crescere sono stati soprattutto i pagamenti in modalità contactless con carta (+29% in termini di valore transato, raggiungendo 81,5 miliardi di euro) e quelli in negozio tramite smartphone e device indossabili (+80%, per oltre 3,4 miliardi di euro): le modalità senza contatto si sono infatti affermate anche come conseguenza della diffusione del contagio da Covid-19.

La chiusura quasi totale delle attività commerciali, degli uffici e dei servizi non strettamente necessari, vissuta durante i mesi di marzo e aprile, ha certamente frenato anche il mondo delle transazioni di pagamento, ma molti italiani in questo periodo si sono avvicinati ancora di più al mondo dell'e-commerce e dei pagamenti online. Il comparto dell'acquisto di prodotti sul web ha segnato, infatti, un aumento del 31% nel 2020, controbilanciato da una crisi della categoria servizi (con un -47%) legata soprattutto alle difficoltà dei comparti dei viaggi e del turismo.

Lo smartphone è il device preferito per effettuare pagamenti da remoto e acquisti online, superando il pc: il mobile commerce raggiunge 15,65 miliardi di euro e una penetrazione sul totale dell'e-commerce del 51%, segno di una sempre maggiore facilita e velocita nell'uso di questo dispositivo.

Tra le novità più interessanti del 2020 c'e anche la sempre maggiore offerta di servizi digitali per le consegne a domicilio, abilitati dai pagamenti digitali, che possono passare per l'invio di un link di pagamento tramite sms o per una chat (Pay by link) o tramite mobile wallet.

Non sorprende che la riduzione della possibilità di movimento abbia colpito molto duramente il settore dei servizi legati alla mobilita. La componente di questi servizi pagata con lo smartphone, dopo anni di crescita, e scesa da 252 milioni di euro a 157 milioni di euro. A registrare il calo maggiore vi sono i pagamenti di taxi (-52%) e la sharing mobility (-43%), seguiti da biglietti per il trasporto pubblico locale (-32%) e dai parcheggi (-13%). Continuano a crescere, invece, le transazioni da smartphone per il pagamento di bollette, bollettini e ricariche telefoniche: il mobile payment per queste componenti aumenta del 30% e supera 1,15 miliardi di euro. Complessivamente, quindi, i pagamenti con lo smartphone fuori dal negozio crescono del 15% e raggiungono 1,3 miliardi di euro.

C'è da osservare peraltro che la riapertura di gran parte degli esercizi commerciali e il ritorno agli acquisti di prossimità nel periodo successivo al lockdown non hanno riportato gli italiani alle precedenti abitudini di pagamento, ma anzi a una sempre maggiore preferenza per i pagamenti senza contatto.

C'è anche da tenere presente che l'ultimo periodo dell'anno e stato caratterizzato dall'iniziativa legata al cashback di Stato a dicembre, uno dei provvedimenti che compongono il Piano Italia Cashless introdotto dal precedente governo. Le iniziative finora proposte riguardano sia i consumatori sia gli esercenti: sono previsti sia incentivi, come per esempio il credito di imposta sulle commissioni pagate dagli esercenti, sia deterrenti, come la stretta sul limite massimo di utilizzo del contante.

Alcune nuove soluzioni. Tra le novità nel settore c'è il lancio di Clearpay in Italia, una soluzione per i pagamenti online che consente ai consumatori di ricevere immediatamente i prodotti che acquistano e di pagarli in quattro rate in un breve periodo di tempo, senza interessi. A livello globale, sono circa 75 mila i retailer che offrono Clearpay (o Afterpay, nome con cui il servizio è disponibile fuori dall'Europa) come soluzione di pagamento a oltre 13 milioni di clienti attivi. Per usare questa soluzione occorre selezionare Clearpay al momento del checkout dell'acquisto digitale, compilare un breve form per ottenere una decisione di approvazione istantanea; il servizio paga al negozio l'intero importo dell'ordine così che lo store possa spedirlo subito e poi divide l'importo in 4 rate che vengono prelevate automaticamente ogni 14 giorni.

Un'altra novità è una soluzione di Revolut (società di tecnologia finanzia) per l'accettazione dei pagamenti in modo immediato e di persona da parte di negozianti, bar, ristoranti e altre tipologie di imprenditori, utilizzando i QR code.

Gli esercenti possono utilizzare la loro app Revolut Business per generare un QR code che il cliente può scansionare con la fotocamera del telefono, il tutto mantenendo la distanza di sicurezza. Il cliente riceverà un messaggio che gli consentirà di scegliere tra Apple Pay, Visa o Mastercard e potrà quindi completare il pagamento dal proprio dispositivo iOS o Android.

Tra le app innovative di pagamento via smartphone che si stanno diffondendo c'è per esempio Satispay: per usarla occorre scaricarla sul proprio smartphone e registrarsi inserendo i propri dati identificativi e l'iban del conto corrente; una volta iscritti e impostato il budget di cui si desidera disporre sull'app, è possibile pagare presso esercenti fisici e online convenzionati, scambiare denaro con i contatti della rubrica telefonica, effettuare ricariche telefoniche; pagare i bollettini, i servizi della pubblica amministrazione e il bollo auto e moto, donare a enti no profit e accumulare piccole somme di denaro in modo automatico.

Nell'ambito dei portafogli digitali, di recente Stocard ha inaugurato il servizio di pagamento Stocard Pay in Italia.

L'app Stocard serve a gestire le carte fedeltà e ricevere buoni sconto e con il nuovo servizio gli utenti possono ricevere una Mastercard virtuale direttamente nell'app con cui procedere ad acquisti e pagamenti, trasferendo il denaro sul proprio account anche tramite l'iban, oltre che con tutte le carte di credito e debito più diffuse. Oltre ai pagamenti con lo smartphone nei punti vendita, Stocard Pay consente di effettuare transazioni online attraverso l'utilizzo della carta Stocard.


FONTE: ITALIAOGGI



REDDITO DI CITTADINANZA, SPESI OLTRE 12 MILIARDI

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 10.25

La lotta alla povertà verrà potenziata con i prossimi provvedimenti del governo: un miliardo sul Reddito di cittadinanza e tre mesi in più di Reddito d'emergenza, quello con requisiti meno stringenti che va da 400 a 800 euro. Alle porte c'è però una profonda rivisitazione del Rdc, misura bandiera del primo governo Conte in quota M5s, che il neo ministro Andrea Orlando ha già messo in cantiere, con tanto di comitato tecnico scientifico per risolvere i problemi. Che vanno dalla scala di equivalenza che penalizza le famiglie numerose a soglie di sussidio troppo basse per il Nord (dove la povertà è esplosa con la pandemia) e troppo alte per il Sud (dove di fatto si disincentiva il lavoro).

 

In attesa di questi interventi, i numeri dell'Inps danno l'idea della dimensione del fenomeno del disagio sociale ed economico. A febbraio, secondo l'aggiornamento dell'Osservatorio dell'Istituto della previdenza, sono oltre un milione le famiglie che hanno percepito il reddito di cittadinanza a febbraio per 2,3 milioni di persone coinvolte e 564 euro medi a nucleo. La diminuzione del numero dei nuclei rispetto al mese precedente (1,2 milioni a gennaio) si deve all'aggiornamento della dichiarazione sostitutiva unica (DSU), indispensabile per poter proseguire con l'erogazione del beneficio, che può essere stata presentata in ritardo o aver provocato la decadenza del beneficio.

 

Da aprile 2019 a febbraio 2021 sono stati spesi per il reddito e la pensione di cittadinanza 12,28 miliardi, emerge dall'Osservatorio. In totale sono state pagate dall'introduzione della misura più di 23 milioni di mensilità. Il mese nel quale si è speso di più è stato gennaio 2021 con oltre 691 milioni erogati.

 

 

 


FONTE: REPUBBLICA



A UN ANNO DAL COVID L'INDUSTRIA EMILIANA RIPARTE

Pubblicato il 19 marzo 2021 alle 09.40

Riparte l’industria emiliana, dopo un intero anno a fare i conti con gli effetti della pandemia, e prevede una crescita del 7% quest’anno, dopo il -11% del 2020. Al traino di macchine automatiche, biomedicale, ceramica, i distretti chiave del tessuto produttivo tra Modena, Bologna e Ferrara rappresentato da Confindustria Emilia. Che ha appena presentato i risultati del quinto Osservatorio sull’impatto del Covid-19 per le imprese (l’indagine dà voce a 713 aziende associate, per l’84% manifatturiere, che rappresentano quasi 55mila addetti e 23 miliardi di euro di fatturato): i dati confermano un miglioramento del quadro rispetto al primo questionario distribuito a marzo 2020, quando il 94% del campione prevedeva un 2020 in calo (a consuntivo la percentuale scende al 63%) e quando quattro imprenditori su cinque segnalavano pesanti flessioni degli ordini (quota scesa ora al 35%).

 

La nuova ondata emergenziale di inizio anno porta però gli industriali della via Emilia a prevedere un maggior ricorso ad ammortizzatori sociali (il 28% utilizzerà a Cig da qui a giugno) e a smart working (il 56% delle aziende) «Abbiamo settori che sono molto a rischio e che è importante continuare a sostenere, ma ce ne sono altri che devono ritrovare una pseudo-normalità e devono avere più autonomia anche sul fronte dei licenziamenti», spiega il presidente di Confindustria Emilia Valter Caiumi presentando l’Osservatorio.

 

A circa un anno dal blocco dei licenziamenti, «è arrivato il momento di cominciare a gestire qualche eccezione – aggiunge – il momento è difficile per tutti ma si deve iniziare a ragionare di un’apertura progressiva a pseudo-autonomie le imprese. La logica del “tutto chiuso o tutto aperto” credo che non funzioni in nessuna materia». La pandemia ha dato anche una spinta al commercio digitale: il 21,7% delle imprese, in particolare nel settore moda e farmaceutica ha investito per sviluppare o potenziare le piattaforme e-commerce. Sul fronte sicurezza, «il modello organizzativo ha tenuto – rivendica Caiumi – e le imprese non vengono più vissute come luoghi a rischio contagio bensì come strutture dove si lavora in sicurezza». Il 37% del campione ha infatti effettuato campagne di screening sui lavoratori con percentuali di adesione molto alti (73%) e non senza costi per le casse aziendali: i test sui contagi Covid hanno inciso per il 5% sulle spese per il personale.

 

 

 


FONTE: SOLE24ORE



COLAO, CONNETTERE TUTTI ENTRO IL 2026

Pubblicato il 18 marzo 2021 alle 10.05

Per velocizzare la copertura con reti a banda ultra larga di tutto il territorio va quindi rivisto il modello seguito fino ad oggi, ponendosi l'obiettivo concreto di connettere tutti entro il 2026 con connessioni ad altissima velocità e lasciando agli operatori la liberta' di scegliere la migliore tecnologia». Lo ha detto il ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, in audizione presso le commissioni riunite Bilancio, Lavori pubblici, Politiche Ue e Trasporti del Senato sul Piano nazionale di ripresa e resilienza ricordando che a oggi «la copertura FTTH raggiunge poco meno del 34% delle famiglie italiane». Il problema però, ha evidenziato il ministro, «non riguarda solo l'infrastrutturazione, ma anche il tasso di adozione dei servizi dati di accesso ad Internet: nel 2020 risultano esserci 10 milioni di famiglie italiane (il 39% del totale) che non hanno attivato offerte di accesso ad Internet su rete fissa e oltre 5,5 milioni di famiglie (il 21% del totale) che usufruiscono di servizi Internet su rete fissa ma con velocità inferiore ai 30 Mbps. In totale, circa 16 milioni di famiglie (il 60% del totale) che non usufruiscono di servizi Internet su rete fissa o non hanno una connessione fissa a banda ultra larga».

 

 

 


FONTE: LA STAMPA




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