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Rassegna stampa

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ESTENSIONE DEI SOGGETTI OBBLIGATI ALL'INVIO DI DATI AL SISTEMA DELLA TESSERA SANITARIA

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 15.10

Il Ministero dell'Economia ha ampliato il novero dei soggetti obbligati alla comunicazione dei dati sanitari al sistema STS, comprendendo gli scritti agli elenchi speciali di cui al D.M. 13/03/2018 (tra questi, ad esempio, vi rientrano dietisti, igenisti dentali, fisioterapisti, logipedisti, podologi, ecc.). Mentre in via generale le scadenze ordinarie dell'invio telematico dei dati al sistema non variano - con periodicità semestrale per cui le spese sostenute nel primo semestre 2021 dovranno essere comunicate entro il 30/09/2021 mentre nel secondo semestre la scadenza è fissata per il 31/01/2022 -, diversamente per i neo introdotti nel STS, la scadenza per l'invio dei dati 2021 sarà quella del 31/01/2022.

Si ricorda che nel 2022 tali comunicazioni avranno cadenza mensile.

Nell’ottica di semplificare gli adempimenti a carico dei contribuenti è prevista la possibilità affinché con un unico invio di tutti i corrispettivi giornalieri tramite Registratore Telematico viene assolto l’invio dei dati delle spese sanitarie e l’invio dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate.

I soggetti possono comunque scegliere di adottare già per le spese 2021 l’invio dei dati dei corrispettivi al STS tramite RT per assolvere entrambi i predetti adempimenti comunicando tale scelta mediante l’apposita funzione disponibile sul sito internet di STS.


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LAVORATORI SENZA CERTIFICATO CONSIDERATI ASSENTI INGIUSTIFICATI

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 13.20

Dal 15.10.2021 al 31.12.2021, il DL 21.9.2021 n. 127 impone l’obbligo di green pass a tutti coloro che svolgano un’attività lavorativa nel settore privato o pubblico, a prescindere dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro.

Rispetto alla prima bozza del decreto, circolata prima della pubblicazione in G.U. (che prevedeva la sospensione del lavoratore sprovvisto di green pass, con perdita del diritto alla retribuzione), l’art. 3 del DL 127/2021 elimina il riferimento alla sospensione e dispone che, in mancanza del green pass, il personale sia considerato “assente ingiustificato” fino alla presentazione della stessa, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

La sospensione del lavoratore resta confermata per le imprese con meno di 15 dipendenti, per le quali viene previsto che, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro possa sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a 10 giorni, rinnovabili per una sola volta. Tali disposizioni sono applicabili, salvo proroghe, sino al 31.12.2021.


FONTE: IL SOLE 24 ORE - EUTEKNE



BOLLETTE, IL GOVERNO VALUTA IL TAGLIO DELL'IVA SOLO PER IL GAS

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 08.55

Governo al lavoro fino alla tarda serata di ieri sulle misure per contenere i rincari delle bollette dell’energia. Misure attese al consiglio dei ministri di oggi salvo cambiamenti dell’ultima ora, perché il provvedimento potrebbe fino alla fine slittare a martedì prossimo. Se non ci saranno correzioni in corsa, l’esecutivo darebbe il via libera già oggi a un pacchetto da 3-3,5 miliardi, in cui la fetta principale sarà rappresentata dal taglio una tantum degli oneri di sistema per famiglie e microimprese che rientrano nel mercato tutelato da circa 2,5 miliardi concentrati, in particolare, sulla riduzione della componente Asos che sostiene lo sviluppo delle rinnovabili.

Accanto a questa voce, si lavora anche ad altri due interventi: il taglio dell’Iva temporaneo per le tariffe del gas per circa 500 milioni e l’estensione, anche questa a tempo, per il bonus sociale (lo sconto in bolletta per le famiglie in difficoltà ) per un taglio complessivo di circa 400 milioni, equamente divisi tra luce e gas.

L’entità del taglio dell’Iva per il gas al 5-10% in relazione alle fasce (attualmente si paga un’aliquota del 10% o del 22% a seconda del consumo annuale di gas), è stato oggetto di un confronto tra i tecnici del Mef e del Mite fino a tardi e la decisione se inserirlo in questo pacchetto di misure o posticiparlo sarà presa solo oggi. Ad ogni modo, la scelta di applicare la riduzione solo al gas è legata alla maggiore incidenza delle imposte su questo versante rispetto all’elettricità: il 35,6% di tutta la bolletta considerando anche accise e addizionali regionali.

Quanto all’intervento sul bonus, ci si starebbe concentrando sull’ampliamento dell’assegno più che su un’estensione della platea dall’attuazione molto più farraginosa. In sostanza, si punterebbe a dare uno sconto più consistente nella bolletta a chi già percepisce il bonus per il disagio fisico (al momento 41mila famiglie) e ai titolari di reddito di cittadinanza. Anche in questo caso, la misura sarebbe temporanea, ma le discussioni sul possibile perimetro di questo allargamento ieri erano ancora aperte senza contare che il bonus sociale è finanziato proprio con gli oneri di sistema.

Fin qui i contorni del decreto predisposto dall’esecutivo, ma anche Bruxelles si prepara a intervenire come ha spiegato ieri la commissaria Ue per l’energia, Kadri Simson : le misure contro l’aumento dei prezzi dell’energia «saranno in conformità con le attuali normative». L’Europa, insomma, darà indicazioni in «una scatola degli attrezzi» che «sarà pubblicata nelle prossime settimane».


FONTE: IL SOLE 24 ORE



IN UN ANNO DI PANDEMIA 42MILA NEOGENITORI SI SONO LICENZIATI

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 08.40

Il 77% dei neogenitori che hanno lasciato il lavoro nell’anno della pandemia sono donne. Un effetto del “gender gap” che vede l’Italia agli ultimi posti nell’Unione Europea per tasso di occupazione femminile. «Esiste una profonda differenza di genere nel dato relativo alle motivazioni delle dimisioni- rileva il rapporto dell’Ispettorato nazionale del lavoro-. In quanto la difficoltà di esercizio della genitorialità in maniera compatibile con la propria occupazione è quasi esclusivamente femminile. Le segnalazioni di difficoltà di conciliazione per ragioni legate ai servizi di cura o ragioni legate all'organizzazione del lavoro, infatti, riguardano donne in una percentuale tra il 96% e il 98%. La prevalente motivazione delle convalide riferite a uomini è invece il passaggio ad altra azienda».

Nel 2020 ci sono state 42 mila dimissioni di genitori di bambini da zero a tre anni. Il dato arriva dall'Ispettorato nazionale del lavoro che segnala come le donne siano il 77% del totale delle persone che si sono dimesse. Oltre il 92% delle dimissioni e risoluzioni consensuali riguarda lavoratori inquadrati come operai o impiegati, con un'età tra i 29 e i 44 anni e nell'88% dei casi la decisione di lasciare il lavoro è presa nei primi 10 anni di servizio. Nell'anno della pandemia sono diminuite rispetto al 2019 più le dimissioni dei padri (-31,1%) rispetto a quelle delle madri (-13,6%).

Cessazioni richieste

Le cessazioni da rapporto di lavoro complessive nel 2020 sono state oltre 9 milioni con un calo del 17,7% sul 2019. La motivazione prevalente è la scadenza del contratto, che coinvolge più di 6 milioni di rapporti (-17,6% sul 2019). Le cessazioni richieste dal lavoratore e dalla lavoratrice, comprese le dimissioni (categoria all'interno della quale si inseriscono le dimissioni convalidate, ovvero quelle che riguardano genitori di figli con meno di tre anni) sono state 1,5 milioni (-15,1%). La condizione di genitorialità - si legge nel Rapporto Inl- ha strutturalmente un impatto diverso sulla partecipazione al mercato del lavoro di uomini e donne. Sussiste infatti una relazione tra la diminuzione degli indicatori relativi alla partecipazione e all'occupazione in coincidenza della maternità e in relazione al numero dei figli. In presenza di figli la partecipazione maschile aumenta e quella femminile si riduce. Il passaggio avviene col primo figlio e si incrementa con il secondo, senza particolari differenziazioni a livello territoriale. Questa dinamica ha valori più elevati nella classe di età 25-34.

Trend

La dinamica è inversa anche per l'inattività. In presenza di figli aumenta l'inattività delle donne e diminuisce quella degli uomini. L'occupazione delle donne con un caponucleo tra i 20 e i 50 anni è al 60% in assenza di figli tra zero e un anno nel nucleo familiare e al 50% con un figlio minore di un anno mentre nella stessa fascia l'occupazione maschile è all'86% senza figli tra zero e un anno e al 90% in presenza di neonati. Su 42.377 convalide arrivate da neogenitori la tipologia di recesso più frequente è costituita dalle dimissioni volontarie (oltre il 94%) mentre le dimissioni per giusta causa e le risoluzioni consensuali sono pari rispettivamente a circa il 4% e al 2% del totale. Il 77,4% si riferisce a donne. Sul complesso dei richiedenti, il 61% ha un figlio, il 32% due figli e il 7% più di due. L'età del figlio che più incide in questo fenomeno è quella fino ad un anno, quindi prevale l'esigenza di primo accudimento. L'86% delle convalide è di italiani. Il 92% delle dimissioni arriva da impiegati e operai. Circa la metà dei neogenitori che lasciano il lavoro hanno iniziato a lavorare da meno di tre anni.

Settori

L'ambito produttivo in cui le convalide sono maggiormente concentrate permane il terziario, settore con significativa presenza femminile a cui si riferiscono oltre il 72% dei provvedimenti adottati; rilevante anche il dato dell'industria, pari a circa il 15% del totale e dell'edilizia, pari a poco più del 3% del totale. Sul totale delle convalide, la motivazione più frequente continua ad essere la difficoltà di conciliazione dell'occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole sia per ragioni legate alla disponibilità di servizi di cura (38% del totale delle causali) che per ragioni di carattere organizzativo riferite al proprio contesto lavorativo (20% del totale delle motivazioni indicate).


FONTE: LA STAMPA



L'EX AMMINISTRATORE NON RISPONDE DEI DEBITI SOCIALI

Pubblicato il 23 settembre 2021 alle 08.05

L'ex amministratore della srl non risponde dei debiti fiscali della società estinta.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza numero 25530 del 21 settembre 2021, ha accolto il ricorso di un consulente fiscale accusato di aver ideato la frode per evadere l'Ires.

L'uomo ha presentato ricorso al Palazzaccio chiedendo di annullare la decisione con la quale la Ctr lo aveva condannato a versare i tributi evasi dall'ente.

Il gravame della difesa ha fatto breccia presso la sezione tributaria che, sul punto, ha accolto.

Per i Supremi giudici , infatti, la particolare ipotesi di responsabilità posta dall'articolo 36 del decreto del presidente della Repubblica 602/73 a carico di liquidatori, amministratori e soci di società in liquidazione, è infatti una particolare ipotesi di responsabilità per obbligazione propria ex lege, ed ha natura civilistica e non tributaria, in quanto trova il suo fondamento in un credito civilistico fondato sulla violazione degli articoli 1176 e 1218 del codice civile, non ponendo detta norma alcuna coobbligazione di debiti tributari a carico di tali soggetti.

Va quindi esclusa una responsabilità diretta dell'ex amministratore per le obbligazioni tributarie della società. In altre parole, la responsabilità dei liquidatori, degli amministratori e dei soci di società in liquidazione, in presenza dell'integrazione delle distinte fattispecie previste dall'art. 36 del decreto del presidente della Repubblica 29 s ettembre 1973, n. 602, per l'ipotesi di mancato pagamento delle imposte sul reddito delle persone giuridiche i cui presupposti si siano verificati, è responsabilità per obbligazione propria ex lege (per gli organi, in base agli articoli 1176 e 1218 del codice civile, e per i soci di natura sussidiaria), avente natura civilistica e non tributaria, non ponendo la norma alcuna successione o coobbligazione nei debiti tributari a carico di tali soggetti, nemmeno allorché la società sia cancellata dal Registro delle Imprese.

Con riguardo ai crediti per imposta sul reddito delle persone giuridiche i cui presupposti si siano verificati a carico della società, è riconosciuta, infatti, all'amministrazione finanziaria dal decreto del presidente della Repubblica n. 602 del 1973, articolo 36, azione di responsabilità solo nei confronti del liquidatore, nel caso in cui egli abbia esaurito le disponibilità della liquidazione senza provvedere al loro pagamento.


FONTE: ITALIAOGGI



BANDO MISE PER SETTORE TESSILE

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 15.50

BENEFICIARI

Il D.L. n. 34/2020 ha introdotto un beneficio a favore delle imprese del settore tessile per la realizzazione di progetti di investimento innovativi in macchinari, programmi, software o di rinnovamento e implementazione dei processi produttivi.

Nello specifico è necessario rispettare i seguenti requisiti:

  • Risultare iscritte e attive nel Registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente da non più di 5 anni;
  • Svolgere in Italia una o più delle attività economiche ammesse;
  • Essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essere in liquidazione volontaria e non essere sottoposte a procedure concorsuali con finalità liquidatorie; alla data del 31 dicembre 2019, le imprese non dovevano essere in situazione di difficoltà, come disciplinata dall’articolo 2, punto 18, del regolamento di esenzione;
  • Essere in regola con le disposizioni vigenti in materia obblighi contributivi;
  • Non avere ancora distribuito utili.

SPESE AMMISSIBILI

  • Investimenti in macchinari;
  • Formazione del personale;
  • Brevetti, programmi e licenze software;
  • A copertura delle esigenze di capitale circolante nel limite del 20% delle spese complessivamente ritenute ammissibili.

L'importo minimo delle spese è pari ad € 50.000 e non superiori ad € 200.000, dove i progetti devono essere avviati in data successiva alla presentazione dell'istanza e devono essere conclusi entro 18 mesi dal provvedimento di concessione.

I progetti, invece, devono essere finalizzati:

  1. Alla realizzazione di nuovi elementi di design;
  2. All’introduzione nell’impresa di innovazioni di processo produttivo;
  3. Alla realizzazione e all’utilizzo di tessuti innovativi;
  4. Al riciclo di materiali usati o all’utilizzo di tessuti derivanti da fonti rinnovabili;
  5. All’introduzione nell’impresa di innovazioni digitali.

AGEVOLAZIONE

Il beneficio consiste in un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili

DOMANDA

L'istanza di accesso al contributo deve essere presentata a decorrere dal prossimo 22/09/2021.


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IL CURATORE DELL'EREDITA' E' TENUTO AD ANTICIPARE LE TASSE SUGLI IMMOBILI

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 13.05

Nella risposta ad interpello 15.9.2021 n. 587, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che i curatori delle eredità giacenti sono tenuti:

- a presentare la dichiarazione di successione;

- nonché (prima dell’accettazione dei chiamati) al pagamento dell’imposta di successione “nel limite del valore dei beni ereditari posseduti”.

In presenza di immobili, a seguito della presentazione della dichiarazione, l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate è tenuto a redigere il certificato di successione secondo le risultanze della dichiarazione ed a richiederne la trascrizione, che esplica effetti esclusivamente fiscali (art. 5 DLgs. 347/90).

Per la trascrizione dei certificati di successione, l’imposta ipotecaria è dovuta in misura proporzionale; inoltre, a norma dell’art. 76 del Regolamento 8.12.1938 n. 2153, sussiste l’obbligo di volturare gli immobili compresi nell’attivo ereditario a favore dell’eredità giacente e tale formalità determina l’obbligo di corrispondere la relativa imposta catastale proporzionale.

In definitiva, gli obblighi inerenti l’autoliquidazione delle imposte ipotecarie e catastali devono essere assolti anche da parte del curatore dell’eredità giacente. Nel caso in cui, in assenza di successibili, l’eredità sia devoluta allo Stato, non sono dovute né l’imposta di successione, né le imposte ipotecaria e catastale (artt. 3 del DLgs. 346/90 e artt. 1 co. 2 e 10 co. 3 del DLgs. 347/90): in tale ipotesi, dovrà essere sospesa la riscossione delle imposte in capo al curatore e, ove egli le avesse già versate, quest’ultimo potrà procedere alla richiesta di rimborso.


FONTE: EUTEKNE - IL SOLE 24 ORE



DALLA SANITA', ALL'AMBIENTE, ALLA MANIFATTURA: BENEFICI PER 3939 MILIARDI DAL 5G

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 09.35

Un contributo positivo sul Pil italiano di 393 miliardi di euro entro il 2040, di cui 160 miliardi generati dai servizi per le persone (componente human) e i restanti 233 dai servizi realizzati con l'Internet of Things (oggetti connessi). Numeri dietro cui c'è un aumento della produttività dell'1% nel manifatturiero, benefici che si scaricheranno sui settori più disparati, ma anche sulla sanità e sull'ambiente.

La trasformazione del 5G

È il Centro Studi Tim a scattare la fotografia sul contributo economico del 5G sull'economia italiana con uno specifico studio: “Smart Italy 5G”. «Stiamo parlando di un una rivoluzione rispetto alle precedenti generazioni. Sta migliorando le prestazioni sotto i punti di vista. Sta entrando nella nostra vita, ma cambierà le nostre attività. E avviene in un momento particolare della nostra storia, in un'Italia alle prese con la transizione digitale», ha spiegato Carlo Nardello, Chief Strategy, Business Development & Transformation Officer Tim. «Il 5G rappresenta una trasformazione che riguarda telefonia mobile e fissa che ci permetterà di fare non solo meglio alcune cose, ma “altre cose” dal punto di vista umano, sociale e comportamentale. E molte di queste scoperte le faremo nel tempo. Noi come Tim vogliamo farlo in una posizione di leadership sul mercato», ha aggiunto dal canto suo Stefano Siragusa, Chief Revenue Officer di Tim.

Investimenti e partnership

La commercializzazione dei servizi è stata avviata in 25 Paesi dell'Unione Europea (su 273 totali). La Commissione Ue, sottolineando la rilevanza delle tecnologie digitali durante la pandemia, ha esteso i target di copertura del 5G a tutte le aree abitate (Digital Compass 2030). La rivoluzione del 5G passa comunque attraverso investimenti e uno sforzo per nulla banale. E a testimonianza di come il processo sia impegnativo ci sono le tante partnership che vedono come protagonisti gli operatori. In Italia, oltre a Tim e Vodafone, Wind Tre e Fastweb, Tiscali e Linkem hanno siglato accordi per la realizzazione della rete 5G. Al di fuori dei confini nazionali, nel Regno Unito Vodafone ed O2 hanno siglato un accordo per condividere l'infrastruttura di rete, analogamente in Spagna Masmovil ed Orange Spain, in Belgio Proximus ed Orange. In Germania DT, Telefonica Deutschland e Vodafone hanno sottoscritto una lettera di intenti per la condivisione delle reti. In UK, anche per estendere la copertura mobile del 4G e condividere gli investimenti, quattro operatori mobili, con il supporto governativo, hanno creato la “UK shared rural network”.

I punti di forza del 5G

Velocità e bassa latenza sono i punti di forza del 5G con cui la nuova tecnologia promette di farsi spazio sul mercato. Si parla di una velocità massima in download di 20 Gbps, a fronte di 2 Gbps del 4G e tempi di risposta (latenza) ridotti dai 10-50 millisecondi del 4G a 1-4 millisecondi. Lo studio di Tim – con stime basate sull'applicazione del modello econometrico della GSMA1 e di Frontiers Economics2 e che seguono il criterio di determinazione dei benefici 5G elaborato dalla Commissione Ue – entra poi nel dettaglio dei vari settori.

I benefici per la Sanità

Nel settore sanitario, ad esempio, i benefici si attesteranno sul miliardo annuo a partire dal 2025, di cui 150 milioni di contenimento costi per prevenzione, 790 milioni di risparmi sul monitoraggio clinico, 32 milioni di risparmi sulle polizze e circa 4 milioni di maggiore efficienza ed efficacia nelle spese di ricerca e sviluppo farmaceutico. Di certo il 5G offrirà la grande opportunità per la trasformazione digitale della sanità. Tra i principali casi d'uso già sperimentati spiccano la telechirurgia, l'ambulanza connessa, il telemonitoraggio strumentalmente assistito e il teleconsulto in alta definizione. Secondo un sondaggio realizzato nel 2020 da SWG per Operazione Risorgimento Digitale - la grande alleanza di istituzioni e imprese promossa da Tim per favorire la diffusione della cultura digitale nel Paese – il 65,9% degli italiani ritiene che la diffusione del 5G potrà incrementare l'uso dello smart watch e degli altri dispositivi indossabili, che possono fornire un valido supporto per la prevenzione e il monitoraggio degli stili di vita attraverso il rilevamento dei dati biometrici, in particolare nella fascia d'età oltre i 55 anni (76,4% del campione).


FONTE: IL SOLE 24 ORE



LA RIPARTENZA C'E' MA A DIVERSE VELOCITA'

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 08.20

Andrea Perusin è direttore regionale Piemonte Sud e Liguria Intesa Sanpaolo.

Quali sono le vostre previsioni di recupero dei livelli di fatturati nei diversi settori?

«In linea generale stiamo assistendo a una ripresa che va a diverse velocità a seconda dei settori e della tipologia di attività. Realizziamo periodicamente un’indagine sui nostri gestori di relazione e al momento risulta un quadro di ripresa anche se oggettivamente non lo riteniamo ancora stabilizzato. In termini di fatturato le aree del Piemonte Sud e la Liguria, mostrano aspettativa di recupero più veloce rispetto alla media italiana. Se guardiamo ai singoli settori, vediamo che il commercio di beni essenziali (alimentari e farmaci), servizi professionali, beni intermedi e sistema casa, stanno già mettendo a segno risultati positivi. Le attese sono di un rimbalzo positivo per il settore della meccanica e dei trasporti entro il 2021. In maggior difficoltà sono quei comparti che nel 2020 hanno sofferto molto come il turismo, il sistema moda o il commercio diverso da alimentari e farmaci. Su questi ambiti il rimbalzo ancora oggi si lascia attendere».

Quali sono i settori più resilienti?

«Hanno fatto meglio i settori come il comparto casa che sono andati bene, per esempio per il riadattamento delle abitazioni per le nuove esigenze legate allo smart working e allo studio. Trend analogo per il commercio di elettronica, mezzi ICT e alimentari mentre ha sofferto la distribuzione verso ristoranti, bar e in generale gli operatori del mondo ho.re.ca., tutti travolti dalle restrizioni e dal forte freno al turismo».

Quali evidenze avete per il commercio?

«Occorre fare dei distinguo. C’è infatti un’evidente differenziazione tra le diverse velocità registrate negli ultimi mesi. Quello che è legato al mondo dei beni essenziali esce rinvigorito dalla fase pandemica e dal cambio delle abitudini di spesa delle famiglie. L’aumento della propensione al risparmio delle famiglie, dovuto all’incertezza e alla paura per il futuro, e la drastica riduzione di occasioni d’uso per i molti mesi di lockdown e l’attivazione dello smart working hanno invece frenato gli acquisti dei beni non essenziali, in particolare quelli del settore Moda. La ripresa si fa attendere anche per quel che riguarda tutti quei consumi che sono legati al mondo del turismo e ai flussi turistici. Un altro aspetto che emerge è quello della digitalizzazione del commercio. Adesso gli esercenti stanno finalmente guardando all’offerta digitale come a un completamento della propria offerta commerciale. In questo senso, il mondo del commercio sta vivendo una trasformazione sostanziale che è legata al cambiamento di abitudini delle famiglie».

Cosa vi aspettate per il 2022?

«Una ripresa generalizzata sui diversi settori, con l’eccezione del turismo che avrà ancora difficoltà a recuperare i livelli pre-crisi. Questo nel contesto di una ripartenza molto sostenuta dell’economia italiana. Vediamo inoltre un ritorno agli investimenti da parte delle imprese che, in alcuni settori, già nel corso del 2021 potrebbero raggiungere i livelli del 2019. Su questo trend si inserisce l’iniziativa di Intesa Sanpaolo “Motore Italia” che ha l’obiettivo di sostenere le imprese nella ripartenza con un sistema integrato di interventi e un plafond di finanziamenti di 50 miliardi di euro. Il Gruppo mette inoltre a disposizione 400 miliardi di euro, di cui 120 destinati alle pmi, per traguardare il sistema economico verso gli obiettivi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che potenzierà la capacità di crescita delle imprese italiane, grazie al forte impatto su infrastrutture, transizione sostenibile e digitalizzazione».


FONTE: LA STAMPA



CARO BOLLETTE, CINGOLANI: TAGLIO IMMEDIATO DELLE BOLLETTE NEL PROSSIMO TRIMESTRE PER 3 MILIARDI

Pubblicato il 16 settembre 2021 alle 08.00

Governo a lavoro per arginare il caro bollette. "Il governo sta scrivendo in queste ore un provvedimento per un taglio immediato delle bollette nel prossimo trimestre per 3 miliardi ma sta lavorando anche su un intervento strutturale". E' quanto annunciato dal ministro della Transizione ecologica, Stefano Cingolani, intervenendo a Radio Anch'io. "Intanto non è questione di parole, ma del mercato. E' sotto gli occhi di tutti che il gas stia aumentando in maniera costante essendo la materia prima per produrre elettricità e noi ne avremo un effetto importante sulla boletta. Circa l'80% degli aumenti vengono dal gas", ha spiegato il ministro, aggiungendo che "c'è da mitigare innanzitutto il trimestre perché a fine mese il trimestre chiude e avremo i numeri precisi ma sappiamo che l'aumento è importante e questo succede in tutto il mondo e in tutta Europa perchè è un mercato globale e poi c'è da mettere in piedi un intervento strutturale perché, per quanto sembra stiano saturando questi aumenti di costi, sono aumenti che rimarranno in bolletta per cui bisognerà lavorare sulla parte strutturale". A proposito dei 3 miliardi di riduzioni degli oneri di sistema di cui si parla in queste ore, Cingolani ha spiegato: "Quello è nell'immediato esattamente come abbiamo fatto lo scorso trimestre dove c'era già stato un aumento anche se di livello inferiore. La questione strutturale è un pò diversa. Bisogna ragionare su come viene costruita la bolletta e qui va un po' riscritto il metodo di calcolo. Lo stiamo facendo in queste ore. Stiamo lavorando".

 

 

 


FONTE: ITALIAOGGI




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